Registrazione: Winterland Ballroom (San Francisco, CA, USA) | Columbia Studios (New York, NY, USA) | Columbia Studios (Los Angeles, CA, USA)
Grafica: Robert Crumb
Durata: 37:11
DISCOGRAFIA
C’è un momento preciso, nella parabola ascensionale della San Francisco
psichedelica, in cui il sogno floreale della Summer of Love inizia a mostrare le prime crepe,
sporcandosi di quel fango primordiale chiamato Blues. Quel momento ha un nome,
un corpo tormentato e una voce che sembra graffiare il cielo: Janis Joplin.
Cheap
Thrills non è semplicemente un disco; è un’epifania di carne e elettricità.
Doveva intitolarsi Sex, Dope
& Cheap Thrills, un trittico di peccati che la Columbia – ancora troppo
timorata di Dio – decise di sforbiciare, lasciandoci però intatta la sostanza:
un brivido a buon mercato che scotta più dell'inferno.
Dimenticate la perfezione formale. Qui siamo nel regno
dei Big Brother, quel manipolo
di freaks sgangherati
reclutati da Sam Andrew tra le nebbie della Baia. Molti li hanno definiti
mediocri, tecnici allo sbaraglio. Follia. Ascoltate le chitarre
"psico" di James Gurley e Sam Andrew III: sono lame di acido che
tagliano il tessuto di un blues ancestrale. Non sono precisi, sono veri. Suonano come se si
trovassero all'incrocio tra la soul della Motown e un punk ante-litteram sporcato dal
deserto di Morricone.
E poi c’è lei, la "Pearl" non ancora postuma.
Janis qui non canta, si immola. In "Summertime" la sua voce fa accapponare la
pelle, trasformando la ninna nanna di Gershwin in un urlo di desiderio e
disperazione che rivaleggia con i giganti. Quando attacca "Piece of My Heart",
la Joplin non sta interpretando Erma Franklin: sta strappando un lembo del
proprio cuore per porgerlo, ancora pulsante, a un pubblico che non può fare
altro che inginocchiarsi. È un impasto miracoloso dove l’anima di Bessie Smith
incontra la grazia di Aretha e l'impeto tellurico di James Brown.
"Ball
and Chain" è il sigillo definitivo. Un blues viscerale, rallentato
fino allo spasmo, che ci trascina direttamente nei penitenziari yankee, tra sbarre
di ferro e polvere. È la prova del fuoco di una band che, pur nel suo caos
creativo, ha saputo definire uno standard di efficacia che i posteri
faticheranno a eguagliare.
A incorniciare questo rito pagano, la copertina di quel
genio underground di Robert Crumb.
Un caleidoscopio di vignette che trasudano controcultura, costate alla Columbia
appena 600 dollari ma diventate, col tempo, l'icona stessa di un'epoca.
Cheap
Thrills è il vertice assoluto e, tragicamente, l'inizio della fine. Nel
1968 la fama è già un veleno che amplifica le insicurezze di Janis, mentre
l’alcol e le droghe iniziano a stringere i bulloni intorno al suo carattere
fragile. Ma per quei cinquanta minuti di musica, la Joplin è stata felice. E
noi con lei, persi in un vortice di "brividi facili" che, a distanza
di decenni, continuano a bruciare come se il tempo non fosse mai passato.
Il Verdetto: Se non avete questo disco, non state ascoltando il Rock’n’Roll. State solo ascoltando del rumore che cerca di imitarlo. Recuperate la ristampa Legacy: è il passaporto per il paradiso (o per un onestissimo inferno).





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