DEAD BOYS - Young Loud and Snotty (1977)

DEAD BOYS (1976 – Cleveland, OH, USA)
Young Loud and Snotty LP (Sire US/Sire UK) ✯✯✯✯✰
31 Agosto 1977

Genere: Punk Rock

Lato A
1.Sonic Reducer 3:09 *
2.All This and More 2:50 *
3.What Love Is 2:10 *
4.Not Anymore 3:41
5.Ain’t Nothin’ to Do 2:28 *

Lato B
6.Caught With the Meat in Your Mouth 2:10 *
7.Hey Little Girl 3:06
8.I Need Lunch 3:41
9.High Tension Wire 3:08
10.Down in Flames 2:17 *

FORMAZIONE
Stiv Bators: voce 
Cheetah Chrome: chitarra solista
Jimmy Zero: chitarra ritmica
Jeff Magnum: basso
Johnny Blitz: batteria

Produzione: Genya Ravan
Registrazione: Electric Lady Studios (New York, USA)
Grafica: John Gillespie
Durata: 35:23

DISCOGRAFIA
Young Loud And Snotty (Sire, 1977) * 
We Have Come For Your Children (Sire, 1978)
Night Of The Living Dead Boys [live] (Bomp!, 1981) *

“I'm a sonic reducer, ain't no loser”
Sonic Reducer

Parrocchiani della feccia, peccatori sputati dal grigiore industriale e battezzati nel piscio dei bagni del CBGB: mettetevi comodi sul vostro banco di spine. Se i Ramones erano i fratelli maggiori che ti insegnavano a contare fino a quattro, i Dead Boys sono i cugini degenerati che ti rubano l'auto e la schiantano contro un muro per il puro gusto di sentire il rumore del metallo che si accartoccia.

Young Loud and Snotty non è musica per educande: è una diagnosi medica. È il collasso della civiltà registrato su nastro magnetico da cinque teppisti arrivati da Cleveland con una missione precisa: far sembrare i Sex Pistols un coro parrocchiale. Joey Ramone li vide suonare in Ohio, ne rimase terrorizzato e li trascinò di peso nella Grande Mela. Fu la mossa corretta. Sotto la produzione ruvida di Genya Ravan hanno forgiato un'arma impropria, un rock'n'roll depravato, velocizzato e infettato dal garage rock più nero.

Tutto comincia con l’inno sacro "Sonic Reducer". Fratelli, quel riff di Cheetah Chrome è il nostro Padre Nostro. È il suono di chi ha deciso di scollegarsi dal mondo ("I don't need anyone") per rifugiarsi in una propria, personale distorsione. Stiv Bators sputa sentenze, rantola, si arrampica sulle casse del vostro impianto con la bava alla bocca e lo sguardo di chi ha visto l'inferno e ha deciso che dopotutto non si sta male. È un discepolo degenerato di Iggy Pop che ha preso l'autolesionismo del maestro e lo ha trasformato in una rissa da strada.

Non cercate messaggi sociali o filosofie elaborate qui dentro. In "All This and More" la band spinge sull'acceleratore dell'urgenza melodica, mentre in "What Love Is" Bators prende l'amore, lo scaraventa sul marciapiede e ci calpesta sopra con gli stivali sporchi. Non c'è spazio per il romanticismo, solo per il sesso consumato nei vicoli e la provocazione pura in pezzi come "Caught With the Meat in Your Mouth". È rock 'n' roll ridotto ai minimi termini, pompato di anfetamine e lanciato a trecento all'ora contro il buon gusto.

I Dead Boys sono stati un ordigno programmato per esplodere al primo impatto, consumandosi in fretta ma lasciando un cratere indelebile nel panorama del punk mondiale. Erano giovani, erano rumorosi ed erano maledettamente arroganti. E noi, piccoli peccatori, non potevamo chiedere di meglio.

Il Verdetto: Il monumento definitivo al punk rock più marcio, stradaiolo e incontaminato. I Dead Boys non volevano cambiare il mondo, volevano solo dargli fuoco per vedere che effetto faceva. Se non possedete questo reperto di violenza sonora, siete condannati alla mediocrità eterna. Quattro spille da balia infilzate nella carne viva e una preghiera al dio del rumore. Amen.





Ascolta anche: DEAD BOYS - Night of the Living Dead Boys [live] (Bomp!, 1981)

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