Registrazione: Electric Lady Studios (New York, USA)
Grafica: John Gillespie
Durata: 35:23
DISCOGRAFIA
Peccatori di ogni ordine e grado, smettetela di
pulirvi le scarpe. Oggi si cammina nel fango, quello vero, quello che incrosta
le strade della Bowery mentre il 1977 sta per dare l'ultimo bacio avvelenato a
una New York in bancarotta. Se i Ramones erano i fratelli maggiori che ti
insegnavano a contare fino a quattro, i Dead Boys sono i cugini degenerati che
ti rubano l'auto e la schiantano contro un muro per il puro gusto di sentire il
rumore del metallo che si accartoccia.
Young Loud and Snotty non è musica per educande. È un
esorcismo collettivo officiato da cinque teppisti arrivati da Cleveland con una
missione precisa: far sembrare i Sex Pistols un coro parrocchiale.
Tutto comincia con "Sonic Reducer".
Fratelli, quel riff di Cheetah Chrome è il nostro Padre Nostro. È il suono di
chi ha deciso di scollegarsi dal mondo ("I don't need anyone") per
rifugiarsi in una propria, personale distorsione. Stiv Bators non canta: sputa
sentenze, rantola, si arrampica sulle casse del vostro impianto con la bava
alla bocca e lo sguardo di chi ha visto l'inferno e ha deciso che dopotutto non
si sta male.
Non cercate messaggi sociali o filosofie elaborate qui
dentro. In pezzi come "Caught With the Meat in Your Mouth" o "What
Love Is", i Dead Boys ci dicono la verità nuda e cruda: la vita è
sporca, il sesso è un incidente e l'amore è una barzelletta che non fa ridere.
È rock 'n' roll ridotto ai minimi termini, pompato di anfetamine e lanciato a
trecento all'ora contro il buon gusto.
La sezione ritmica di Magnum e Blitz è un martello
pneumatico che non concede tregua, mentre le chitarre di Chrome e Zero tessono
una tela di rumore bianco che ti entra sotto la pelle come un'infezione. E
quando arrivano alla cover di "Hey Little Girl", capisci che
il passato è solo benzina da buttare sul fuoco per far divampare l'incendio
ancora più alto.
I Dead Boys sono stati la fiamma che ha bruciato più
forte di tutte, consumandosi in fretta ma lasciando un cratere indelebile nel
panorama del punk mondiale. Erano giovani, erano rumorosi ed erano
maledettamente arroganti. E noi, piccoli peccatori, non potevamo chiedere di
meglio.
Il Verdetto: Il Vangelo secondo la strada. Un disco che puzza di
birra calda e vomito, ma che brilla della luce più pura del rock 'n' roll. Se
non possedete questo reperto di violenza sonora, siete condannati alla
mediocrità eterna. Quattro stelle sporche di sangue e glitter nero. Amen.




Nessun commento:
Posta un commento