ECHO & THE BUNNYMEN - Ocean Rain (1984)

ECHO & THE BUNNYMEN (1978 – Liverpool, Merseyside, UK) 
Ocean Rain (Korova UK/Sire US) ✯✯✯✯✰
4 Maggio 1984 (UK, #4) – Giugno 1984 (US, #87) 

Genere: Post-Punk 

Lato A 
1.Silver 3:22 * 
2.Nocturnal Me 4:57 
3.Crystal Days 2:25 * 
4.The Yo Yo Man 3:11 
5.Thorn of Crowns 4:52 * 

Lato B 
6.The Killing Moon 5:50 * (#9 UK) 
7.Seven Seas 3:20 * 
8.My Kingdom 4:05 
9.Ocean Rain 5:12

FORMAZIONE 
Ian McCulloch: voce, chitarra, piano 
Will Sergeant: chitarra
Les Pattinson: basso
Pete de Freitas: batteria

Collaboratori 
Adam Peters: piano, violoncello, arrangiamenti orchestrali 

Produzione: Echo And The Bunnymen | Gil Norton | Henri Loustau 
Registrazione: Studio des Dames & Davout (Parigi, FRA) | Amazon Studios (Liverpool, UK)
Grafica: Martyn Atkins 
Durata: 36:36 

DISCOGRAFIA (1980-87) 
Crocodiles (Korova, 1980) * 
Heaven Up Here (Korova, 1981) * 
Porcupine (Korova, 1983) * 
Ocean Rain (Korova, 1984) * 
Echo & The Bunnymen (Korova, 1987) 

"Fate 
Up against your will 
Through the thick and thin
He will wait until 
You give yourself to him."
The Killing Moon

Fratelli, emergete dai vostri rifugi sbiaditi e lasciate che la marea vi sollevi. Se fino a ieri ci siamo nutriti di polvere e asperità post-punk, oggi Ian McCulloch ci porta sulla prua di un vascello fantasma, nel bel mezzo di una tempesta color zaffiro. È il 1984: mentre i mercanti del pop vendono l'anima ai sintetizzatori di plastica, i Bunnymen decidono di sfidare l'eternità con un’orchestra d’archi e una sfrontatezza che profuma di leggenda.

Ocean Rain non è un disco, è un rito di purificazione.

Dimenticate l'acido sottoterra degli esordi e i riverberi spettrali che nascondevano le incertezze. Qui la materia si fa organica, nobile, sontuosa. Sotto la guida del timoniere McCulloch — che ormai ha trasceso i panni del ribelle per rivelarsi come il crooner definitivo dell’era moderna — la band di Liverpool vola a Parigi per erigere un'Atlantide sommersa. Tra i marmi degli studi francesi, con trentacinque orchestrali a dettare il battito del cuore, i Bunnymen si ispirano ai Love di Forever Changes, ma lo fanno con quel piglio da spacconi divini che solo chi viene dalla Mersey può permettersi.

Il cuore di questa evocazione è "The Killing Moon". Peccatori, se non tremate davanti a questo brano, siete già cenere. È una ballata vellutata che taglia come un cristallo, una preghiera che McCulloch ha osato sognare per la voce di Frank Sinatra e che invece ha tenuto per noi, per cullare i nostri incubi più romantici. È il momento in cui il pop smette di essere ornamento e diventa sacro, toccato da una luna dolente e appassionata.

Ma la cerimonia è varia, dinamica, viva. Passiamo dai gioielli di pop sinfonico come "Silver" e "Seven Seas" — dove le chitarre acustiche brillano come spruzzi d'acqua marina sotto il sole — alle visioni febbrili di "Thorn Of Crowns", un delirio dove Ian strepita come un profeta tra le rocce. E infine, la title track: una cavalcata epica per archi che chiude il cerchio, una dichiarazione di guerra al tempo che passa.

E non fatevi ingannare dalle leggende: sebbene in quel periodo cercassero rifugio nelle nebbie della Scozia occidentale, l'album è un figlio dell'Europa e del porto di Liverpool, immortalato in una copertina scattata nelle profondità blu delle grotte della Cornovaglia. Ocean Rain è il grido di chi non vuole solo scalare le classifiche, ma vuole abitare l'anima degli uomini.

Il Verdetto: Il capolavoro assoluto della creatura di McCulloch. Un album che profuma di sale, di ambizione sfrenata e di gloria imperitura. È pop, certo, ma di quello che ti salva l’anima mentre ti spezza il cuore. Quattro stelle blu come l'abisso. Amen.









Ascolta anche: ECHO & THE BUNNYMEN - Porcupine (Korova, 1983)

Nessun commento:

Posta un commento