He will wait until
The Killing Moon
Fratelli, abbandonate i vostri sudari e preparatevi al battesimo. Se fino a ieri ci siamo nutriti di polvere e asperità post-punk, oggi Ian McCulloch ci porta sulla prua di un vascello fantasma, nel bel mezzo di una tempesta color cobalto. È il 1984: mentre i mercanti del pop vendono l'anima ai sintetizzatori di plastica, i Bunnymen decidono di sfidare l'eternità con un’orchestra d’archi e una sfrontatezza che profuma di leggenda.
Ocean Rain non è un disco, è un rito di purificazione.
Dimenticate l'acido sottoterra degli esordi e i riverberi spettrali che nascondevano le incertezze. Qui la materia si fa organica, nobile, sontuosa. Sotto la guida del sommo sacerdote McCulloch — che ormai ha smesso i panni del ribelle per rivelarsi come il crooner definitivo dell’era moderna — la band di Liverpool vola a Parigi per erigere una cattedrale sommersa. Tra i marmi degli studi francesi, con trentacinque orchestrali a dettare il battito del cuore, i Bunnymen si ispirano ai Love di Forever Changes, ma lo fanno con quel piglio da spacconi divini che solo chi viene dalla Mersey può permettersi.
Il cuore di questa liturgia è "The Killing Moon". Peccatori, se non tremate davanti a questo brano, siete già cenere. È una ballata vellutata che taglia come un rasoio, una preghiera che McCulloch ha osato sognare per la voce di Frank Sinatra e che invece ha tenuto per noi, per cullare i nostri incubi più romantici. È il momento in cui il pop smette di essere intrattenimento e diventa sacro, toccato da una luna dolente e appassionata.
Ma la cerimonia è varia, dinamica, viva. Passiamo dai gioielli di pop sinfonico come "Silver" e "Seven Seas" — dove le chitarre acustiche brillano come spruzzi d'acqua marina sotto il sole — alle visioni febbrili di "Thorn Of Crowns", un delirio dove Ian strepita come un profeta tra le rocce. E infine, la title track: una cavalcata epica per archi che chiude il cerchio, una dichiarazione di guerra al tempo che passa.
E non fatevi ingannare dalle leggende: sebbene in quel periodo cercassero rifugio nelle nebbie della Scozia occidentale, l'album è un figlio dell'Europa e del porto di Liverpool, immortalato in una copertina scattata nelle profondità blu delle grotte della Cornovaglia. Ocean Rain è il grido di chi non vuole solo scalare le classifiche, ma vuole abitare l'anima degli uomini.
Il Verdetto: Il capolavoro assoluto della creatura di McCulloch. Un album che profuma di sale, di ambizione sfrenata e di gloria imperitura. È pop, certo, ma di quello che ti salva l’anima mentre ti spezza il cuore. Quattro stelle blu come l'abisso. Amen.








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