BAUHAUS - In the Flat Field (1980)

BAUHAUS (1978/2022 – Northampton, Northamptonshire, UK) 
In the Flat Field LP (4AD UK) ✯✯✯✯✯
5 Novembre 1980 (#72 UK; #1 UK Indie) 

Genere: Gothic Rock Post-Punk 

Lato A 
1.Double Dare 4:54 * 
2.In the Flat Field 4:59 * 
3.God in an Alcove 4:08 
4.Dive 2:11 
5.The Spy in the Cab 4:28 * 

Lato B 
6.Small Talk Stinks 3:33 
7.St. Vitus Dance 3:29 
8.Stigmata Martyr 3:41 * 
9.Nerves 7:04 * 

FORMAZIONE 
Peter Murphy: voce, chitarra 
Daniel Ash: chitarra, sax 
David Jay: basso 
Kevin Haskins: batteria 

Produzione: Bauhaus 
Registrazione: Southern Studios (London, UK)
Grafica: Bauhaus | Glenn Campling 
Durata: 38:45 

DISCOGRAFIA (1980-83) 
In The Flat Field (4AD, 1980) * 
Mask (Beggars Banquet, 1981) * 
The Sky’s Gone Out (Beggars Banquet, 1982) * 
Press The Eject And Give Me The Tape [live] (Beggars Banquet, 1982) 
Burning From The Inside (Beggars Banquet, 1983) *

“I do get bored, I get bored
In the flat field”

In the Flat Field

Peccatori, riponete i vostri crocifissi e accendete un solo cero, possibilmente di cera nera. Nel 1980, mentre il mondo si preparava ai colori fluo degli anni '80, quattro sciamani di Northampton decidevano che il futuro sarebbe stato in bianco e nero, come una vecchia foto di famiglia scattata in un cimitero monumentale.

In The Flat Field non è un album rock: è una seduta spiritica condotta a colpi di feedback.

Se i Joy Division erano il dolore che si consuma nel silenzio di una stanza vuota, i Bauhaus sono il dolore che sale sul palcoscenico, si trucca gli occhi e urla in faccia alla morte. Peter Murphy non canta, fratelli; lui officia. È una creatura nata dall'unione blasfema tra Ziggy Stardust e il Conte Dracula, capace di passare da un sussurro che ti gela il sangue a un grido che squarcia il cielo.

L'inizio con "Double Dare" è un avvertimento: quel basso di David J entra nelle viscere come una lama arrugginita, mentre la chitarra di Daniel Ash stride come unghie su una lavagna d'acciaio. Non c'è melodia che tenga qui, c'è solo architettura sonora ridotta all'osso. È il minimalismo della scuola Bauhaus applicato alla disperazione post-industriale.

E che dire della title track? Un assalto frontale, una corsa senza fiato in un labirinto di specchi dove l'unica cosa che vedi è il tuo volto deformato dall'angoscia. Ma è con "Stigmata Martyr" che il rito tocca l'apice della blasfemia: un ritmo tribale, ossessivo, che ti costringe a muovere il corpo mentre Murphy invoca ferite che non guariranno mai.

Il finale è affidato a "Nerves", ed è lì che capisci tutto. Sette minuti di tensione elettrica che sale, sale, fino a farti esplodere i nervi, appunto. È la colonna sonora di un crollo mentale celebrata con la solennità di una messa da requiem.

Il Verdetto: Questo è il Big Bang del Goth. È un disco spigoloso, arrogante, teatrale e terribilmente affascinante. Se non sentite il bisogno di vestirvi di nero e fissare il vuoto ogni volta che parte il riff di In The Flat Field, la vostra anima è troppo solare per essere salvata. Cinque stelle che brillano solo di notte. Amen.





 

Ascolta anche: BAUHAUS - Mask (Beggars Banquet, 1981)

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