BLONDIE - Blondie (1976)

BLONDIE (1974 – New York, NY, USA)
Blondie LP (Private Stock US/Private Stock UK) ✯✯✯✯✰
Dicembre 1976 (US) – Febbraio 1977 (UK)

Genere: New Wave

Lato A
1.X-Offender 3:11 *
2.Little Girl Lies 2:04
3.In the Flesh 2:26
4.Look Good in Blue 2:56
5.In the Sun 2:40 *
6.A Shark in Jets Clothing 3:35

Lato B
7.Man Overboard 3:20 *
8.Rip Her to Shreads 3:20 *
9.Rifle Range 3:37
10.Kung Gu Girls 2:29
11.The Attack of the Giant Ants 3:20

FORMAZIONE
Deborah Harry: voce
Chris Stein: chitarra, basso (1)
James Destri: organo, piano, synth
Gary Valentine: basso, chitarra (1)
Clement Burke: batteria

Produzione: Richard Gottehrer | Craig Leon
Registrazione: Plaza Sound Studios (New York, USA)
Grafica: David Perl
Durata: 33:25

DISCOGRAFIA (1976-82)
Blondie (Private Stock, 1976) *
Plastic Letters (Chrysalis, 1977) *
Parallel Lines (Chrysalis, 1978) *
Eat To The Beat (Chrysalis, 1979)
Autoamerican (Chrysalis, 1980)
The Hunter (Chrysalis, 1982)

“I think all the time
How I'm going to
Perpetrate love to you
When I get out there's no doubt
I'll be sex-offensive to you”

X-Offender

Peccatori cresciuti all'ombra del CBGB: fate un passo indietro e ripulitevi le orecchie. Se pensavate che le mura del tempio di Hilly Kristal fossero solo il regno di sbandati e poeti maledetti, i Blondie sono lì a dimostrare che anche tra i vicoli malfamati della Bowery può nascere un fiore di plastica dai riflessi irresistibili.

Mentre New York cercava l'apocalisse tra accordi dissonanti, i Blondie cercavano la melodia perfetta. Volevano riportare nel rock'n'roll la purezza e l'ingenuità dei dischi della loro adolescenza, quel pop zuccheroso del Brill Building e le produzioni iper-confezionate di Phil Spector, un'epoca dorata in cui, come ricordava il bassista Gary Valentine, "era impossibile che la radio trasmettesse una brutta canzone". Sotto la duplice guida di Craig Leon (già dietro al debutto dei Ramones) e del veterano del pop Richard Gottehrer, il quintetto mette a punto una formula micidiale: un mix ironico, ruvido e aggressivo di strutture anni Cinquanta e Sessanta, violentate e corrette attraverso la lente spietata del punk rock.

Al centro di questo mirino c’è lei, Deborah Harry. Platinata ex coniglietta di Playboy, è una presenza magnetica e interamente appetibile per i mass media del futuro, colei che dona il nome e l'estetica al gruppo. È la Marilyn che ha smesso di piangere e ha imparato a colpire forte.

Blondie è il manifesto della Pop-Art applicata al marciapiede. Si parte con "X-Offender" (originariamente "Sex Offender", poi ribattezzata per sfuggire alle mannaie della censura), un brano semiautobiografico delle disavventure legali e sentimentali di Valentine, avvolto in armonie vocali che rubano lo stile alle Shangri-La's. Poi c'è "In The Flesh", una ballata apparentemente stucchevole che sembra rubata a un ballo scolastico degli anni '50 e poi dimenticata sotto la pioggia per vent'anni. Si tratta in realtà di una sarcastica parodia del romanticismo da fotoromanzo, impreziosita ai cori nientemeno che da Ellie Greenwich, colonna del Brill Building.

Ma se cercate il sangue puramente punk, lo trovate nei solchi di "Rip Her To Shreds": una linea di basso dinamica, un organo acido e un testo beffardo che fa a pezzi ogni vanità. Il disco si muove agilmente tra gli omaggi al surf pop di "In The Sun", le atmosfere cinematografiche rubate a West Side Story di "A Shark In Jets Clothing", le vette di "Rifle Range", per poi chiudersi nel divertito delirio trash di "Kung Fu Girls" e "Attack Of The Giant Ants", infestate da bizzarri effetti sonori da B-movie fantascientifico degli anni Cinquanta.

Sono canzoni scritte con il mascara, ma hanno il cuore di piombo. I puristi del punk storcevano il naso? Lasciateli pure nel loro fango, fratelli. I Blondie stavano inventando il futuro.

Il Verdetto: Questo disco è la dimostrazione che il rock non deve per forza essere brutto, sporco e cattivo per essere vero. Può essere bellissimo, biondo e letale. Se non avete mai sognato di camminare per Broadway con questo album nelle orecchie, allora la vostra vita manca di stile. Quattro stelle color platino. Amen.





 

Ascolta anche: BLONDIE - Plastic Letters (Chrysalis, 1978)

Nessun commento:

Posta un commento