How I'm going to
Perpetrate love to you
When I get out there's no doubt
I'll be sex-offensive to you”
X-Offender
Peccatori cresciuti
all'ombra del CBGB: fate un passo indietro e ripulitevi le orecchie. Se
pensavate che le mura del tempio di Hilly Kristal fossero solo il regno di
sbandati e poeti maledetti, i Blondie sono lì a dimostrare che anche tra i vicoli
malfamati della Bowery può nascere un fiore di plastica dai riflessi
irresistibili.
Mentre
New York cercava l'apocalisse tra accordi dissonanti, i Blondie cercavano la
melodia perfetta. Volevano riportare nel rock'n'roll la purezza e l'ingenuità
dei dischi della loro adolescenza, quel pop zuccheroso del Brill Building e le
produzioni iper-confezionate di Phil Spector, un'epoca dorata in cui, come
ricordava il bassista Gary Valentine, "era
impossibile che la radio trasmettesse una brutta canzone". Sotto la
duplice guida di Craig Leon (già dietro al debutto dei Ramones) e del veterano
del pop Richard Gottehrer, il quintetto mette a punto una formula micidiale: un
mix ironico, ruvido e aggressivo di strutture anni Cinquanta e Sessanta,
violentate e corrette attraverso la lente spietata del punk rock.
Al centro di questo
mirino c’è lei, Deborah Harry. Platinata
ex coniglietta di Playboy, è una presenza magnetica e interamente appetibile
per i mass media del futuro, colei che dona il nome e l'estetica al gruppo. È
la Marilyn che ha smesso di piangere e ha imparato a colpire forte.
Blondie è il manifesto
della Pop-Art applicata al
marciapiede.
Ma
se cercate il sangue puramente punk, lo trovate nei solchi di "Rip Her To Shreds": una linea di
basso dinamica, un organo acido e un testo beffardo che fa a pezzi ogni vanità.
Il disco si muove agilmente tra gli omaggi al surf pop di "In The Sun", le atmosfere
cinematografiche rubate a West Side Story di "A Shark In Jets Clothing", le vette di "Rifle Range", per poi chiudersi
nel divertito delirio trash di "Kung
Fu Girls" e "Attack Of The
Giant Ants", infestate da bizzarri effetti sonori da B-movie
fantascientifico degli anni Cinquanta.
Sono canzoni scritte con
il mascara, ma hanno il cuore di piombo. I puristi del punk storcevano il naso?
Lasciateli pure nel loro fango, fratelli. I Blondie stavano inventando il
futuro.
Il Verdetto: Questo disco è la
dimostrazione che il rock non deve per forza essere brutto, sporco e cattivo
per essere vero. Può essere bellissimo, biondo e letale. Se non avete mai
sognato di camminare per Broadway con questo album nelle orecchie, allora la
vostra vita manca di stile. Quattro stelle color platino. Amen.





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