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PLAYLIST: Post-Punk Revival (2002-17)


Liturgie del Cemento: Il Verbo Post-Punk (2002–2017)

Sintonizzate i vostri sensi sulle frequenze del disagio.

Non chiamatelo banale "revival". Quello che avete tra le mani è un rosario di ossidiana, una sequenza di scosse elettriche somministrate a un cuore che si ostina a battere a ritmo di drum-machine e bassi fangosi. In quest'ora abbondante di oscurità programmata, non celebriamo il passato, ma la sua magnifica ossessione.

Si parte dal punto zero, da quella New York che nel 2002 tornava a vestirsi di nero con gli Interpol, per poi deragliare nei corridoi claustrofobici degli Editors e nelle perversioni sintetiche degli She Wants Revenge. Ma non fatevi ingannare: la notte è lunga e il viaggio si fa sporco.

In questo numero di "Radio-Ondanera":

  • L’Abisso Americano: Il nichilismo lo-fi degli Have A Nice Life e la violenza rumorista degli A Place To Bury Strangers, i veri architetti del collasso sonoro.

  • L'Eleganza del Male: Il magnetismo degli O. Children e la grazia spettrale di The Soft Moon, prima che il vento dell'Est ci porti il gelo dei Motorama.

  • Sangue e Sudore: La furia delle Savages e l'orgoglio tricolore dei Soviet Soviet, a dimostrare che il battito non conosce confini.

Fino a chiudere il cerchio con i Drab Majesty, gli androidi tragici che ci traghettano verso un futuro dove il sole non sorge mai.

Questa non è musica per le masse. È musica per chi sa che il nero non è un colore, ma un'attitudine.

"Inginocchiatevi davanti all'altare del feedback. Io sono No Time For Bad Music, e questa è la vostra penitenza."

TRACKLIST


01.INTERPOL (US) – Obstacle I
“Turn On The Bright Lights” (2002)


02.EDITORS (UK) – Munich
“The Back Room” (2005)


03.SHE WANTS REVENGE (US) – Sister
“She Wants Revenge” (2006)


04.THE NATIONAL (US) – Mistaken for Strangers
“Boxer” (2007)


05.HAVE A NICE LIFE (US) – Bloodhail
“Deathconsciousness” (2008)


06.WHITE LIES (UK) – To Lose My Life
“To Lose My Life” (2009)


07.THE HORRORS (UK) – Primary Colours
“Primary Colours” (2009)


08.A PLACE TO BURY STRANGERS (US) – Keep Slipping Away 
“Exploding Head” (2009)


09.VEIL VEIL VANISH (US) – Anthem for a Doomed Youth
“Change In The Neon Light” (2010)


10.O. CHILDREN (UK) – Ruins
“O. Children” (2010)


11.THE SOFT MOON (US) – Breathe the Fire
“The Soft Moon” (2010)


12.HOLOGRAMS (SVE) – ABC City
“Holograms” (2012)


13.SAVAGES (UK) – She Will 
“Silence Yourself” (2013)


14.SOVIET SOVIET (IT) – 1990
“Fate” (2013)


15.EAGULLS (UK) – Tough Luck
“Eagulls” (2014)


16.PROTOMARTYR (US) – Scum, Rise!
“Under Color Of Official Right” (2014)


17.TOTAL CONTROL (AUS) – Flesh War
“Typical System” (2014)


18.VIET CONG [PREOCCUPATIONS] (CAN) – Continental Shelf 
“Viet Cong” (2015)


19.MOTORAMA (RUS) – Dispersed Energy
“Poverty” (2015)


20.DRAB MAJESTY (US) – To Soon to Tell
“The Demonstration” (2017)
 

DEVO - Q: Are We Not Men? A: We Are Devo! (1978)

DEVO (1972 – Kent, OH, USA)
Q: Are We Not Men? A: We Are Devo! LP (Warner Bros. US/Virgin UK) ✯✯✯✯✯
28 Agosto 1978 (#78 US; #12 UK)

Genere: New Wave | Post-Punk | Art Punk | Zolo

Lato A
1.Uncontrollable Urge 3:09 *
2.(I Can’t Get Me No) Satisfaction 2.38 *
3.Praying Hands 2:48
4.Space Junk 2:14 *
5.Mongoloid 3:42 *
6.Jocko Homo 3:39 *

Lato B
7.Too Much Paranoias 1:55
8.Gut Feeling 4:54
9.(Slap Your Mammy) 0:51
10.Come Back Jonee 2:53
11.Sloppy (I Saw My Baby Gettin’) 2:36
12.Shrivel Up 3:04

FORMAZIONE
Bob Mothersbaugh: chitarra solista, cori
Mark Mothersbaugh: voce, chitarra, tastiere
Bob Casale: chitarra ritmica, tastiere, cori
Gerald Casale: basso, voce, tastiere
Alan Myers: batteria

Collaboratori
Brian Eno: synth (4 – 12), voce distorta (4)

Produzione: Brian Eno
Registrazione: Conny Plank’s Studio (Colonia, GER)
Grafica: Erik Munsön
Durata: 34:24

DISCOGRAFIA (1978-84)
Q: Are We Not Men? A: We Are Devo! (Warner Bros., 1978) *
Duty Now For The Future (Warner Bros., 1979) *
Freedom Of Choice (Warner Bros., 1980) *
Live EP (live) (Warner Bros., 1980)
New Traditionalists (Warner Bros., 1981)
Oh, No, It’s Devo (Warner Bros., 1982)
Shout (Warner Bros., 1984)

“They tell us that we lost our tails
Evolving up from little snails
I say it's all just wind in sails
Are we not men?
We are DEVO!”

Jocko Homo

Peccatori, gettate via le vostre chitarre scordate e spegnete le valvole dei vostri amplificatori sgangherati. Oggi non si celebra l'anima, si celebra la plastica. Oggi non si urla alla luna, si obbedisce alla macchina. Da Akron, Ohio, la terra dove il caucciù si trasforma in pneumatici e i sogni in fumo industriale, arrivano i cinque cavalieri della De-evoluzione.

Q: Are We Not Men? A: We Are Devo! non è un album. È un manuale di istruzioni per sopravvivere al collasso della civiltà occidentale.

Mentre il mondo bruciava tra le fiamme del punk, i Devo osservavano le ceneri con la freddezza di un tecnico di laboratorio. Hanno capito tutto: l’uomo non sta evolvendo, sta tornando scimmia, ma una scimmia ammaestrata che batte il tempo su un sintetizzatore. Il "Duca Bianco" Bowie lo aveva predetto, e il druido Brian Eno li ha portati in Germania per estrarre il veleno dai loro circuiti.

Ascoltate cosa hanno fatto a "Satisfaction". Hanno preso il totem sacro di Jagger e Richards, lo hanno spogliato di ogni lussuria e lo hanno trasformato in un ballo di San Vito meccanico. È un sacrilegio meraviglioso. Non c’è più il blues, c’è solo il ticchettio di un orologio che segna l'ora della nostra fine.

"Jocko Homo" è la nostra messa cantata. "Siamo noi uomini? Siamo Devo!". È il grido degli emarginati che hanno smesso di fingere di essere normali. Brani come "Mongoloid" e "Uncontrollable Urge" sono proiettili di ritmo sincopato, chitarre che non vibrano ma tagliano come lamine di acciaio in una fabbrica di Akron. Non c'è spazio per il sentimento, solo per l'automazione controllata di chi sa che il futuro è una tuta gialla e un cappello a forma di cupola.

E poi c’è "Gut Feeling", fratelli. Quel crescendo che sembra non finire mai, un’ascesa verso un paradiso elettrico che ci ricorda che, sotto la plastica, batte ancora un cuore, per quanto malato e deforme.

Il Verdetto: Se pensate che il rock sia ancora questione di sudore e lacrime, siete rimasti al secolo scorso. I Devo sono qui per dirvi che siete dei mutanti in un mondo di automi. Questo disco è il cortocircuito definitivo. Compratelo, indossate la vostra maschera protettiva e preparatevi a marciare verso il regresso. Cinque stelle di gomma sintetica. Amen.









Ascolta anche: DEVO - Freedom of Choice (Warner Bros., 1980)

BLONDIE - Blondie (1976)

BLONDIE (1974 – New York, NY, USA)
Blondie LP (Private Stock US/Private Stock UK) ✯✯✯✯✰
Dicembre 1976 (US) – Febbraio 1977 (UK)

Genere: New Wave

Lato A
1.X-Offender 3:11 *
2.Little Girl Lies 2:04
3.In the Flesh 2:26
4.Look Good in Blue 2:56
5.In the Sun 2:40 *
6.A Shark in Jets Clothing 3:35

Lato B
7.Man Overboard 3:20 *
8.Rip Her to Shreads 3:20 *
9.Rifle Range 3:37
10.Kung Gu Girls 2:29
11.The Attack of the Giant Ants 3:20

FORMAZIONE
Deborah Harry: voce
Chris Stein: chitarra, basso (1)
James Destri: organo, piano, synth
Gary Valentine: basso, chitarra (1)
Clement Burke: batteria

Produzione: Richard Gottehrer | Craig Leon
Registrazione: Plaza Sound Studios (New York, USA)
Grafica: David Perl
Durata: 33:25

DISCOGRAFIA (1976-82)
Blondie (Private Stock, 1976) *
Plastic Letters (Chrysalis, 1977) *
Parallel Lines (Chrysalis, 1978) *
Eat To The Beat (Chrysalis, 1979)
Autoamerican (Chrysalis, 1980)
The Hunter (Chrysalis, 1982)

“I think all the time
How I'm going to
Perpetrate love to you
When I get out there's no doubt
I'll be sex-offensive to you”

X-Offender

Peccatori cresciuti all'ombra del CBGB: fate un passo indietro e ripulitevi le orecchie. Se pensavate che le mura del tempio di Hilly Kristal fossero solo il regno di sbandati e poeti maledetti, i Blondie sono lì a dimostrare che anche tra i vicoli malfamati della Bowery può nascere un fiore di plastica dai riflessi irresistibili.

Mentre New York cercava l'apocalisse tra accordi dissonanti, i Blondie cercavano la melodia perfetta. Volevano riportare nel rock'n'roll la purezza e l'ingenuità dei dischi della loro adolescenza, quel pop zuccheroso del Brill Building e le produzioni iper-confezionate di Phil Spector, un'epoca dorata in cui, come ricordava il bassista Gary Valentine, "era impossibile che la radio trasmettesse una brutta canzone". Sotto la duplice guida di Craig Leon (già dietro al debutto dei Ramones) e del veterano del pop Richard Gottehrer, il quintetto mette a punto una formula micidiale: un mix ironico, ruvido e aggressivo di strutture anni Cinquanta e Sessanta, violentate e corrette attraverso la lente spietata del punk rock.

Al centro di questo mirino c’è lei, Deborah Harry. Platinata ex coniglietta di Playboy, è una presenza magnetica e interamente appetibile per i mass media del futuro, colei che dona il nome e l'estetica al gruppo. È la Marilyn che ha smesso di piangere e ha imparato a colpire forte.

Blondie è il manifesto della Pop-Art applicata al marciapiede. Si parte con "X-Offender" (originariamente "Sex Offender", poi ribattezzata per sfuggire alle mannaie della censura), un brano semiautobiografico delle disavventure legali e sentimentali di Valentine, avvolto in armonie vocali che rubano lo stile alle Shangri-La's. Poi c'è "In The Flesh", una ballata apparentemente stucchevole che sembra rubata a un ballo scolastico degli anni '50 e poi dimenticata sotto la pioggia per vent'anni. Si tratta in realtà di una sarcastica parodia del romanticismo da fotoromanzo, impreziosita ai cori nientemeno che da Ellie Greenwich, colonna del Brill Building.

Ma se cercate il sangue puramente punk, lo trovate nei solchi di "Rip Her To Shreds": una linea di basso dinamica, un organo acido e un testo beffardo che fa a pezzi ogni vanità. Il disco si muove agilmente tra gli omaggi al surf pop di "In The Sun", le atmosfere cinematografiche rubate a West Side Story di "A Shark In Jets Clothing", le vette di "Rifle Range", per poi chiudersi nel divertito delirio trash di "Kung Fu Girls" e "Attack Of The Giant Ants", infestate da bizzarri effetti sonori da B-movie fantascientifico degli anni Cinquanta.

Sono canzoni scritte con il mascara, ma hanno il cuore di piombo. I puristi del punk storcevano il naso? Lasciateli pure nel loro fango, fratelli. I Blondie stavano inventando il futuro.

Il Verdetto: Questo disco è la dimostrazione che il rock non deve per forza essere brutto, sporco e cattivo per essere vero. Può essere bellissimo, biondo e letale. Se non avete mai sognato di camminare per Broadway con questo album nelle orecchie, allora la vostra vita manca di stile. Quattro stelle color platino. Amen.





 

Ascolta anche: BLONDIE - Plastic Letters (Chrysalis, 1978)

TALKING HEADS - Talking Heads: 77 (1977)

TALKING HEADS (1975/1991 – New York, NY, USA)
Talking Heads: 77 LP (Sire US/Sire UK) ✯✯✯✯✰
16 Settembre 1977 (#97 US; #60 UK)

Genere: New Wave Art Punk

Lato A
1.Uh-Oh, Love Comes to Town 2:48 *
2.New Feeling 3:09 *
3.Tentative Decisions 3:04
4.Happy Day 3:55
5.Who Is It? 1:41 *
6.No Compassion 4:47 *

Lato B
7.The Book I Read 4:06
8.Don’t Worry About the Government 3:00 *
9.First Week / Last Week... Carefree 3:19
10.Psycho Killer 4:19 *
11.Pulled Up 4:29 *

FORMAZIONE
David Byrne: voce, chitarra
Tina Weymouth: basso
Chris Frantz: batteria
Jerry Harrison: chitarra, tastiere, voce

Produzione: Tony Bongiovi | Lance Quinn | Talking Heads
Registrazione: Sundragon Studios (New York, USA)
Grafica: David Byrne
Durata: 38:37

DISCOGRAFIA
Talking Heads: 77 (Sire, 1977) *
More Songs About Buildings And Food (Sire, 1978) *
Fear Of Music (Sire, 1979) *
Remain In Light (Sire, 1980) *
The Name Of This Band Is Talking Heads 2LP [live] (Sire, 1982)
Speaking In Tongues (Sire, 1983)
Stop Making Sense [col. son.] [live] (Sire, 1984)
Little Creatures (Sire, 1985)
True Stories (Sire, 1986)
Naked (Sire, 1988)

"I can't seem to face up to the facts
I'm tense and nervous and I can't relax"
Psycho Killer

Fratelli del disagio cronico, peccatori dal colletto inamidato: aprite le cartelle cliniche. Se pensavate che per essere "punk" servisse per forza sbraitare contro la Regina o vomitare sui fan, oggi la vostra chiesa viene invasa da un manipolo di laureati che non hanno tempo per queste puerilità. Mentre tutti gli altri sputavano sangue e distorcevano le chitarre per sembrare pericolosi, i Talking Heads salivano sul palco del CBGB come un'équipe di scienziati in visita a un manicomio.

Qui siamo di fronte alla prima liturgia della nevrosi urbana elevata ad arte. Ma non fatevi ingannare dalle polo di Chris Frantz o dalla bellezza algida di Tina Weymouth: questa è musica pericolosa, fratelli. Il loro debutto non è un rassicurante saggio di pop intellettuale, è un esperimento di ingegneria comportamentale travestito da funky. David Byrne entra in scena con l’aria di chi ha appena visto un fantasma in un supermercato e non sa se chiamare la polizia o scriverci una tesi di laurea. La sua voce è un miracolo di contrazioni, piccoli spasmi e sussurri. È il perfetto ritratto di un sociopatico di buona famiglia a un passo dal crollo mentale, un alieno che imita le emozioni umane senza riuscire a provarle.

L'ascolto procede per piccoli, perversi traumi. L'inizio di "Uh-Oh, Love Comes to Town" è un'allucinazione ingannevole, un motivetto caraibico che simula una spensieratezza che la band ha palesemente bandito dal proprio DNA, mentre la chitarra di Jerry Harrison (un apostolo del suono moderno, sia benedetto) ricama geometrie che farebbero impazzire un architetto. In "Don't Worry About the Government" il delirio diventa politico e sinistro: Byrne esalta la burocrazia statale e il design dei palazzoni urbani con la voce atona e distaccata di un lobotomizzato felice.

E poi, naturalmente, c'è il manifesto assoluto: "Psycho Killer". Tina Weymouth martella quel giro di basso che è la base di ogni nostra ossessione presente, mentre Byrne traduce in musica la psicosi collettiva nei giorni del Figlio di Sam. Passa all'inglese, poi al francese, perdendo gradualmente il controllo della sintassi per dare voce ai pensieri geometrici di un assassino gentile, quello che ti saluta sul pianerottolo prima di... beh, lo sapete.

Questo disco non è "sporco", è asettico. È così pulito che fa male. Tony Bongiovi ci ha messo sopra una vernice lucida che rende tutto ancora più inquietante, come una sala operatoria dove si balla la disco music. È il manifesto della New Wave prima ancora che i critici sapessero come chiamarla. I Talking Heads hanno preso la nevrosi e l'hanno trasformata in qualcosa di fottutamente ballabile, consegnando la paranoia all'immortalità.

Il Verdetto: La consacrazione del Rock intellettuale. Il disco che ha reso la normalità spaventosa e la schizofrenia un dovere civico. Se non sentite il bisogno di riorganizzare compulsivamente la vostra collezione di dischi e iniziare a sospettare dei vostri vicini di casa ogni volta che parte il coro di "Psycho Killer", allora siete troppo normali per questa congregazione. Quattro tic nervosi e una prescrizione medica per l'inferno. Amen.








Ascolta anche: TALKING HEADS - More Songs About Buildings and Food (Sire, 1978)

LITFIBA - Desaparecido (1985)

LITFIBA (1980 – Firenze, Toscana, ITA)
Desaparecido LP (I.R.A. IT) ✯✯✯✯✰
10 Marzo 1985

Genere: New Wave Post-Punk

Lato A
1.Eroi nel vento 3:55 *
2.La preda 2:50 *
3.Lulù e Marlene 4:41
4.Istanbul 5:42 *

Lato B
5.Tziganata 2:50 *
6.Pioggia di luce 4:23
7.Desaparecido 3:20
8.Guerra 5:25 *

FORMAZIONE
Piero Pelù: voce
Ghigo Renzulli: chitarra
Gianni Maroccolo: basso
Ringo De Palma: batteria
Antonio Aiazzi: tastiere

Collaboratori
Francesco Magnelli: piano
Lu Rashid: voce (4)
Hanno Rinne: chitarra (6)

Produzione: Alberto Pirelli | Carlo Ubaldo Rossi
Registrazione: Global Art System Studio (Firenze, Toscana, ITA)
Durata: 33:15

DISCOGRAFIA (1982-88)
Litfiba EP (Urgent Label, 1982)
Eneide di Krypton [col. son.] (Suono, 1983)
Yassassin EP (Contempo, 1984)
Desaparecido (I.R.A., 1985) *
17 re 2LP (I.R.A., 1986) *
12/5/87 (Aprite i vostri occhi) [live] (I.R.A., 1987)
Litfiba 3 (I.R.A., 1988)

"Eroi nel vento
È la noia che scava dentro me
Eroi nel vento
Solo noia che scava dentro me"

Eroi nel vento

Peccatori, oggi la vostra anima non sarà purificata dalle acque dell'Arno, ma dal fumo nero di una candela accesa in una cantina di via de' Bardi. Non è la nebbia industriale di Manchester e nemmeno il nichilismo tossico di Berlino; è un'oscurità diversa. Siamo nel marzo del 1985 e i Litfiba hanno appena consegnato al mondo il loro primo, vero sacramento: Desaparecido.

Questo non è un disco, fratelli, è un viaggio senza ritorno verso Oriente. Con le scarpe sporche di fango post-punk e il cuore che batte al ritmo di una danza tzigana, la I.R.A. Records timbra un vinile immortale. La foto sul retro copertina dice tutto: loro cinque bardati in cappotti scuri, sguardi truci da estetica decadente arroccati su un cumulo di pietre. La musica dentro è l’alchimia del quintetto perfetto: la chitarra di Ghigo Renzulli taglia l'aria come una scimitarra, il basso di Gianni Maroccolo è una colonna portante pizzicata col plettro, le tastiere di Antonio Aiazzi oscillano tra allucinazioni darkwave e miraggi nel deserto, mentre la batteria del compianto Ringo De Palma pesta dirompente e precisa. E poi c'è lui, il giovane sciamano Piero Pelù, che non canta: evoca spettri e detta le nuove regole del vocalismo italiano allungando le vocali come lame.

Aprite le orecchie! Ascoltate "Eroi nel vento", una cavalcata epica e disperata, il grido di chi non vuole essere carne da cannone per il sistema, dietro cui si cela un velo di malinconia. Inginocchiatevi davanti a "La Preda", un inseguimento furioso guidato dal basso incalzante di Maroccolo dove il cacciatore diventa preda, e subito dopo al cospetto di "Lulù e Marlene", una ballata che puzza di cabaret decadente, capace di far apparire vivi gli oggetti nella stanza se solo osate alzare il volume.

Ma è nelle suggestioni visionarie che i Litfiba compiono la magia. Prendono la New Wave, le tolgono il cappotto grigio londinese e le mettono addosso i colori di un bazar, il calore del sole mediterraneo e la polvere della strada. In "Istanbul" il recitato arabo sembra raccogliere il testimone dagli Area, lanciando un'estatica contemplazione sospesa tra due mondi che ha spinto un'intera generazione a viaggiare verso Oriente. Con "Tziganata" le tastiere diventano violini e profumano di sesso e lame che scintillano; in "Pioggia di luce", invece, si respira l'odore del misticismo, un’anomalia raffinata che si congeda con l'elegante assolo di chitarra dell'ospite Hanno Rinne. Nella title-track "Desaparecido" il lirismo è massimo: il dramma delle madri di Plaza de Mayo diventa un lamento ipnotico che vi obbliga a muovervi, perché l'indifferenza è il peccato più grave. E infine "Guerra", il pezzo che li accompagna da sempre: una marcia marziale, una contemplazione passiva e triste che esplode in un finale di caos insostenibile, dove le frequenze degli strumenti si disintegrano sotto i colpi di un bombardamento vero.

I Litfiba di quella stagione sono la risposta a ogni nostra preghiera di riscatto. Hanno preso la lingua di Dante e l'hanno piegata ai desideri di una chitarra distorta, creando un mondo dove la politica è poesia e il rock è una danza sacra intorno al fuoco. È musica carnale, fratelli. È musica che suda. Insieme a “Siberia” dei Diaframma e ad “Affinità-Divergenze” dei CCCP, questo album è il trittico d'oro che strappa lo scettro ai vecchi giganti del progressive anni Settanta per dimostrare che la New Wave, in questo Paese, è diventata maggiorenne.

Il Verdetto: La consacrazione del rock italiano moderno. Un capolavoro esoterico e politico partorito da una Firenze sotterranea che non esiste più. Il disco che ha insegnato a una nazione che si può essere internazionali restando se stessi. Se Desaparecido è un sogno, speriamo solo di non svegliarci mai. Quattro bracieri accesi di incenso e vento rivoluzionario. Amen.

Questo testo è liberamente ispirato allo storico articolo del Mucchio Selvaggio (1985) scritto da Federico Guglielmi e alla Pietra Miliare dedicata a "Desaparecido" su Ondarock




Federico Guglielmi (Mucchio Selvaggio - n.86, Marzo 1985) 


 

Ascolta anche: LITFIBA - 17 Re 2LP (I.R.A., 1986)

PLAYLIST: Italia New Wave (1977-86)


Eroi nel Vento: Italia New Wave (1977–1986)

Fratelli della Penisola Sotterranea, benvenuti nel rito della provincia meccanica.

Mentre il mainstream si autocelebrava tra lustrini e canzonette, nelle viscere di Bologna, Firenze, Milano e Torino stava nascendo un mostro bellissimo che si nutriva di oscurità, battiti sintetici e poesia decadente. Questa è la cronaca di una nazione che ha scoperto il ghiaccio sintetico, il dubbio esistenziale e la bellezza del disastro. È la New Wave dei figli del boom economico, che hanno preferito il cuoio nero al Denim e la distorsione alla melodia rassicurante.

Si comincia con l'eleganza fredda dei Chrisma. Maurizio e Christina che, già nel '77, indossavano la seta nera del pericolo. Poi sprofondiamo nei rifiuti di Faust’O, il primo vero dandy maledetto di casa nostra, prima che i Gaznevada e gli Stupid Set trasformassero Bologna in una succursale aliena della Grande Mela.

In questo catalogo di alienazione mediterranea:

  • Architetti del Gelo: Il blues siderale dei Neon, l'aggressività meccanica dei Pankow e la desolazione poetica dei Diaframma. Siberia non è un luogo, è uno stato dell'anima che attraversa tutta la penisola.

  • Visioni e Fantasmi: Il garage spettrale dei Not Moving evoca un rito voodoo, mentre i Frigidaire Tango e i Violet Eves dipingono paesaggi sonori di una raffinatezza malinconica e mitteleuropea.

  • L’Insurrezione Finale: L’attitudine radicale dei CCCP, che con Io sto bene hanno dato voce al delirio di una nazione in bilico tra il muro di Berlino e la piazza, ai primi Litfiba, eroi di un vento che sapeva di deserto e Oriente, fino all'anarchia militante dei Franti che ci ricordano che il "No Future" era una condanna esistenziale.

Dal misticismo oscuro dei Kirlian Camera al punk-wave dei Rats, questa è la mappa di un'Italia che non voleva essere capita, ma solo sentita.

"Spegnete le luci e lasciate che il ghiaccio vi bruci la pelle. Io sono No Time For Bad Music, e questa è la vostra iniziazione al crepuscolo tricolore."

TRACKLIST 


01.CHRISMA – Black Silk Stocking
1977
LP “Chinese Restaurant” (Polydor)


02.FAUST’O – Benvenuti tra i rifiuti 
1978
LP “Suicidio” (CGD)


03.UNDERGROUND LIFE – Noncurance
1979
7” (Disco Ivoire) 


04.GAZNEVADA – Nevadagaz
1980
7” (Italian)


05.THE STUPID SET – S.W. (South West) Digestion
1980
EP “Hello I Love You” (Italian)


06.RATS – Nazi
1981
LP “C’est Disco” (Nice Label)


07.NOT MOVING – Baron Samedi
1982
EP “Strange Dolls” (Electric Eye)


08.PALE TV – Teutonic Knight
1982
LP “Blue Agents” (Italian)


09.FRIGIDAIRE TANGO – Recall
1983
EP “Frigidaire Tango” (Frigidaire Tango)


10.NEON – My Blues Is You
1983
12” (KinderGarten)


11.DIAFRAMMA – Siberia
1984
LP “Siberia” (IRA)


12.PANKOW – God’s Deneuve
1984
EP “God’s Deneuve” (KinderGarten)


13.VIRIDANSE – Justine
1984
EP “Benvenuto Cellini” (Contempo)


14.LITFIBA – Eroi nel vento
1985
LP “Desaparecido” (IRA)


15.FRANTI – No Future
1985
LP “Luna nera” (Blu Bus) 


16.KIRLIAN CAMERA – Blue Room
1985
7” (Italian)


17.VIOLET EVES – Listen Over The Ocean
1985
12” (Anemic Music)


18.CCCP FEDELI ALLA LINEA – Io sto bene
1986
LP “Affinità-divergenze…” (Attack Punk)