THE STOOGES - The Stooges (1969)

THE STOOGES (1967/2013 – Ann Arbor, MI, USA)
The Stooges LP (Elektra US/Elektra UK) ✯✯✯✯✯
5 Agosto 1969 (US) – Settembre 1969 (UK)

Genere: Garage Rock Proto-Punk | Garage Psych

Lato A
1.1969 4:05 *
2.I Wanne Be Your Dog 3:10 *
3.We Will Fall 10:15 *

Lato B
4.No Fun 5:15 *
5.Real Cool Time 2:29
6.Ann 3:00 *
7.Not Right 2:49
8.Little Doll 3:21

FORMAZIONE
Iggy Pop [Iggy Stooge]: voce
Ron Asheton: chitarra, voce
Dave Alexander: basso
Scott Asheton: batteria

Collaboratori
John Cale: piano, viola (3)

Produzione: John Cale
Registrazione: The Hit Factory (New York City, NY, USA)
Grafica: William S. Harvey
Durata: 34:33

DISCOGRAFIA
The Stooges (Elektra, 1969) *
Fun House (Elektra, 1970) *
IGGY & THE STOOGES: Raw Power (Columbia, 1973) *

“Well, it's 1969, okay?
All across the USA
It's another year for me and you
Another year with nothin' to do”

1969

Sia lode all’elettricità sporca, fratelli peccatori della strada: chiedete pietà. Se l'estate del 1969 doveva essere quella dei fiori nei capelli e delle ballate acustiche sotto il sole infame di Woodstock, questi quattro teppisti di Ann Arbor hanno deciso di spegnere la luce, sbarrare le porte e dar fuoco a tutto. Qui siamo nel retrobottega di un’officina di Detroit, tra macchie d’olio indelebili e il rumore assordante di una pressa idraulica che schiaccia ogni residuo di speranza hippy. Se cercate il momento esatto in cui il "Peace & Love" è stato sgozzato da un riff di chitarra, lo avete appena trovato.

Questo non è un album: è un grido di rivolta che puzza di vomito, ascelle e nichilismo puro. Ron Asheton, il vero fabbro ferraio della distruzione, forgia un suono che è un muro di distorsione granulosa, un ruggito di fuzz che non ammette repliche. Non ci sono assoli virtuosi qui, c’è solo la ripetizione ossessiva, quel minimalismo brutale che trasforma la chitarra in un’arma impropria. A supporto, la sezione ritmica degli Asheton e di Dave Alexander batte un tempo marziale, una condanna per disperati che hanno smesso di sognare il domani.

E poi c’è lui, Iggy Pop. Non è un frontman, è un’escrescenza tumorale del rock'n'roll, un infante terribile che vomita il suo disgusto tra i microfoni, usando il proprio corpo come campo di battaglia. In "1969" c’è tutta la profezia di una generazione che non sa cosa farsene del proprio tempo, se non bruciarlo in un vicolo cieco. Quando parte il riff di "I Wanna Be Your Dog", l'aria si fa irrespirabile: è un atto di sottomissione sessuale e selvaggia, una preghiera sconsacrata che ha iniettato il virus del punk nelle vene di una gioventù che non sapeva ancora di essere già morta.

John Cale, fuggito dai Velvet Underground per farsi complice di questo scempio, siede in cabina di regia e ci regala la perla nera di "We Will Fall": dieci minuti di torpore oppiaceo, un mantra che sembra non finire mai, dove la sua viola stride come un chiodo su una lastra di metallo. Ma è il disprezzo totale di "No Fun" a sancire il verdetto definitivo: cinque minuti di pura, gloriosa e arrogante noia che diventeranno il DNA di ogni teppista con una chitarra a tracolla da qui all'eternità.

Il Verdetto: Un blocco di cemento armato lanciato nel centro del vostro salotto buono. The Stooges è il disco che ha reso obsoleta tutta la tecnica del mondo, urlando in faccia a tutti che non serve saper suonare per avere qualcosa da dire. Cinque fusti di benzina pronti ad esplodere. Amen.









Ascolta anche: MC5 - Kick Out the Jams [live] (Elektra, 1969)

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