Yeah baby I see you on my TV set
I cut your head off and put it in my TV set
I use your eyeballs for dials on my TV set
I watch TV”
TV Set
Sorelle,
fratelli, amanti del vinile che puzza di zolfo e brillantina: prostratevi. Se
il rock & roll fosse un rito di negromanzia celebrato in un cimitero abbandonato,
questo sarebbe il Vangelo
apocrifo, inciso con una tale dose di riverbero malvagio da far tremare le
fondamenta della vostra sanità mentale. Lux
Interior e Poison Ivy emergono
dal fango di Memphis come due sacerdoti di un culto voodoo-rockabilly per
lasciarci in eredità il loro testamento più marcio e primordiale.
Songs The Lord Taught Us è la
reinvenzione totale di linguaggi ormai sepolti, la summa di un rito iniziato
anni prima tra i negozi di seconda mano e l'ossessione per la cultura trash. Lux
non è un cantante: è lo sciamano invasato che si contorce in preda a una
possessione sessuale e malata tra mugolii cavernosi e strilli che sembrano
provenire direttamente da una cripta sconsacrata.
L’intero delirio poggia sul dialogo tra due esalazioni
mefitiche che raschiano l'anima: Poison Ivy, che imbraccia la chitarra con la
freddezza di un’assassina, e il vampiresco Bryan
Gregory, generatore di rumori mefistofelici e fuzz frenetici. E poi c’è
lui, il battito sordo ed essenziale di Nick
Knox, il metronomo che scandisce un ritmo rituale in un mondo dove il basso
non è mai esistito, forse mangiato da qualche creatura strana e terrificante
che popola i loro sogni.
L'album
è un’imponente pellicola B-movie di sporcizia e perversione. Ascoltate "TV Set", un pezzo che
narra la follia omicida di uno psicopatico con un ritmo surf disseminato di
ululati. O abbandonatevi nei labirinti malati di "Zombie Dance", un inno per creature che
non sanno suonare ma conoscono il segreto dell'energia pura. Qui il garage dei
Sessanta si sposa con un’epica occulta registrata nei mitici Sun Studios, dove
Alex Chilton ha iniettato dosi massicce di eco cavernosa nelle vene di brani
come "Garbageman"
o "I
Was A Teenage Werewolf".
Di lì a poco, Gregory sarebbe svanito nel nulla con un
furgone rubato carico di strumenti, pronti a essere sacrificati per nutrire i
suoi veleni personali, mentre il pubblico di Milano avrebbe sommerso di sputi la
band durante il tour con i Police del 1980. Maledetti.
Il Verdetto: Un battesimo selvaggio, di feticismo rock’n’roll e umorismo macabro. Un disco che non si ascolta, si subisce come una possessione demoniaca. Se le prime note di Strychnine non vi spingono a scavare una buca nel giardino per risvegliare i demoni privati che vi portate dentro, allora restate pure nel vostro mondo di plastica e canzonette educate. Questa liturgia è un banchetto per pochi eletti, un rito che non concede sconti a chi ha paura di sporcarsi le mani con le radici più malate del rock'n'roll. Cinque teschi di puro fango del Mississippi. Amen.






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