Makes no difference what you say
I don't share your greed
The only card I need
Is the Ace of Spades"
Ace of Spades
Peccatori, lasciate i vostri pulpiti polverosi e
salite in sella: oggi non si cerca la redenzione, si cerca la velocità. Ace
of Spades non è un disco: è una tempesta di dannazione che puzza di
olio bruciato, sigarette senza filtro e bourbon di sottomarca.
In un mondo che che ha barattato l'anima per un briciolo di rispettabilità, Lemmy ci
insegna a vivere (e a morire) con il fegato spappolato e il sorriso sulle
labbra. La sua voce non canta, erutta un misto di catrame e alcol che mette a
tacere qualsiasi pretesa di eleganza. Al suo fianco, la "santa
trinità" dello sporco: Philthy Animal Taylor che pesta le pelli come un
ossesso e Fast Eddie Clarke che sputa fuoco elettrico dalle corde, mescolando
il blues del diavolo con la furia del punk.
La title track è il nostro salmo responsoriale: un
inno per chi è nato per perdere e non ha paura di giocare l'ultima fiches. Ma
il vero sacramento della fratellanza è "(We Are) The Road Crew", dove il
sudore dei proletari del rock diventa l'unico incenso accettabile. E se cercate
la violenza pura, lasciatevi travolgere da "The Hammer": un rintocco
finale che vi lascerà stesi sull'asfalto, felici di aver perso la sfida con la
morte.
I Motörhead sono l'unica Verità rimasta in un mondo di
simulatori. Non sono heavy metal per le borchie, lo sono perché non sanno fare
nient'altro che spaccarti i timpani e ricordarti che il gioco d'azzardo è per
gli idioti, ma è l'unico gioco a cui vale la pena giocare.
Il Verdetto: Cinque proiettili di piombo e bourbon sparati dritti
nel cuore del perbenismo. Se non
sentite il bisogno di accelerare fino a fondere il motore quando parte il basso
di Lemmy, siete già cenere dispersa nel vento di una statale. Amen.









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