The sex in your soul will damn you to Hell"
New Mind
Peccatori di ogni risma, chinate il capo, copritevi il volto e preparatevi a subire il più violento, accecante e devastante dei sermoni. Se pensavate che il rumore bianco degli esordi fosse il limite ultimo del dolore, non avevate ancora fatto i conti con il vangelo nero di Michael Gira. Con Children of God, gli Swans non escono dalle tenebre: decidono semplicemente di arredarle con marmi pregiati, candele di sego e croci rovesciate. Non è più solo rock industriale, fratelli: è la sconsacrazione definitiva di un'umanità agonizzante, un’apocalisse sonora, un rituale di sottomissione e trascendenza che vi soffoca lentamente con un drappo di velluto nero.
La grandezza di questo doppio vinile risiede nella sua schizofrenica e spietata dualità, un dittico che vive di un contrasto totale tra una luce accecante e l'abisso più nero. Michael Gira si spoglia dei panni del nichilista urbano per indossare quelli di un predicatore dei replicanti, un orco moribondo che declama profezie di sesso, Dio, potere e dannazione. La sua voce baritonale e autoritaria è un rintocco funebre che ci ricorda che siamo tutti carne da macello sotto lo sguardo di un Dio indifferente. Ma la vera magia, quella che ti infligge una ferita sacra e insanabile, è l'apparizione di Jarboe. Una vestale oscura, una sirena che sussurra ninnananne nate tra i ghiacci di un'era futura, capace di passare in un soffio dal lirismo di un canto ultraterreno alle urla indemoniate di una strega sul rogo.
La prima piaga si abbatte su di noi con la titanica "New Mind". L'incedere è un martirio industrial-rock spaventoso: tamburi cerimoniali giganteschi e chitarre pesanti come colate di piombo fuso avanzano inesorabili, mentre Gira ordina di salvare le nostre anime attraverso l'obbedienza cieca. Ma la vera perversione di questo capolavoro è il modo in cui vi culla prima di sbranarvi. Quando Jarboe intona la litania onirica di "In My Garden", una traccia acustica e fluttuante che tesse trame di una bellezza dolorosa, o la quiete eterea di "Blackmail", sembra quasi che ci sia speranza. È un'illusione, fratelli. Dietro ogni raggio di sole dispensato dalla sua voce da soprano mesmerico, si allunga il braccio secco del boia, pronto a trascinarvi sul patibolo con le pulsazioni sotterranee di "Our Love Lies", prima che "Sex, God, Sex" esploda su un crescendo tribale e opprimente, un vero e proprio rito di possessione che trascina l'ascoltatore in uno stato di trance erotica e religiosa.
L'album è un calvario che si snoda tra l'estasi sciamanica, quasi tossica, di "Like A Drug" e il delirio apocalittico di "Beautiful Child", dove Gira urla fino a farsi sanguinare le corde vocali, contrapposto alle atmosfere mistiche e spettrali di "You're Not Real, Girl", dominate dall'organo e dal magnetismo lunare di Jarboe. Fino ad arrivare alla title track finale, "Children of God", una marcia solenne e disperata che vi costringe a guardare dritti dentro l'infinito.
Attraverso questo capolavoro maledetto, gli Swans erigono un manuale di fanatismo ed estasi, dove il fuoco della purificazione passa necessariamente attraverso il dolore. È un'opera monumentale, edificata appositamente per anime disposte a farsi scorticare pur di sentire qualcosa di vero.
Il Verdetto: L'epitaffio della nostra civiltà meccanizzata. Un
disco tragicamente gotico, un miracoloso equilibrio tra il furore del noise e
la malinconia di un folk medievale. Se non sentite la vostra anima tremare
davanti a questo rito di peccato e redenzione, allora siete già morti e non vi
siete ancora accorti di essere all'inferno. Quattro croci di ferro conficcate a
tradimento nel cuore luminoso dell'altare. Gloria agli Swans, menestrelli neri
della nostra desolazione. Amen.

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