Could it be they're laughing at me?
I can hear the roar of thunder
I'm mad, I'm deranged, I see"
Sounds of Laughter
Peccatori,
oggi non vi chiedo di unirvi in preghiera, ma di unirvi alla danza. E non è una
danza per cuori leggeri. Siamo sempre nel ventre pulsante dei primi anni Ottanta
e mentre Los Angeles brucia sotto i colpi dell'hardcore, i T.S.O.L. decidono di indossare il frac del becchino, imbrattarsi la
faccia di cerone bianco e trascinare la violenza della strada a fare un giro di
valzer con la morte. Dance With Me è il primo, vero bacio al veleno tra
la furia del punk e il romanticismo necrofilo del death rock.
Questo disco esala il profumo acre della formalina e
della lacca per capelli consumata nei club più oscuri di Long Beach. Se i
Misfits dall'altra parte del continente giocavano a fare i mostri dei fumetti,
i T.S.O.L. sono entità autentiche, ciniche, perverse e maledettamente reali. Al
centro di questo oscuro rito c’è la figura magnetica e minacciosa di Jack Grisham: un dandy della tomba, un depravato
con il carisma di un prete apostata che non si limita a strillare nel
microfono, ma declama i suoi anatemi con una vocalità teatrale e distaccata,
viscerale come un assassino e gelido come un predatore notturno. A sostenere
questo scempio, la chitarra di Ron Emory
tesse trame che sono rasoiate goth-punk, mentre la sezione ritmica di Mike Roche e Todd Barnes viaggia a ritmo da carneficina, capace di far ballare
anche i cadaveri più scettici a ritmo di pogo.
L’intero
album è infestato da chitarre sinistre e metalliche che rivelano la sua vera anima
oscura. L’assalto comincia senza sconti con le schegge nichiliste di "Sounds of Laughter", ma è quando
il mood si fa claustrofobico e malato che i T.S.O.L. erigono il loro
capolavoro. Prostratevi dinanzi a "Code
Blue", l’inno definitivo della necrofilia in salsa hardcore: una melodia
infettiva il cui testo, “I wanna fuck the
dead”, scende nei grotteschi dettagli di un amore proibito che va oltre la
tomba. La tensione non cala con "Funeral
March" e "Silent Scream",
tracce che fondono l'oscurità dei Bauhaus con l'impatto frontale dei Black Flag,
creando un vortice di malinconia nerissima. Fino ad arrivare alla title track
"Dance With Me", una danza
di corteggiamento spettrale che vi afferra per la gola e vi trascina dritti nel
cuore della fossa.
I True
Sounds of Liberty ci hanno regalato il manuale per sopravvivere all'oscurità
diventando noi stessi parte di essa. È punk? È goth? È pura provocazione? È il disagio
di una gioventù bruciata che preferisce distruggersi da sola piuttosto che
farsi addomesticare dalla noia borghese dei sobborghi americani.
Il
Verdetto: Il manifesto di fondazione
del Deathrock californiano. Un sermone distorto che puzza di cimiteri profanati
e disperazione romantica. Se questo disco non vi fa venire il desiderio
incontrollabile di strappare i vestiti della domenica e di scatenare una rissa
nel bel mezzo di un funerale, avete sbagliato parrocchia. Quattro lapidi
conficcate a tradimento nel cuore luminoso della California. Amen.



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