Standing by the wall
And the guns, shot above our heads
And we kissed, as though nothing could fall”
”Heroes”
Fratelli, mettetevi comodi sul ciglio
del baratro. Se Low era il
suono del crollo psicologico, “Heroes”
è il grido di chi, tra le macerie della propria anima, decide di alzare la
testa e sfidare il mondo. Siamo agli Hansa Studios, a un tiro di schioppo dalle
torrette dei cecchini orientali. Qui, l’aria puzza di carbone, sigarette
economiche e destino.
Questo non è
solo un disco di musica rock; è una trasmutazione alchemica condotta da un
Duca Bianco che ha smesso i panni dell'alieno per sporcarsi le mani con la
realtà.
Accanto a lui,
il mago Brian Eno distilla
veleni elettronici, mentre Robert
Fripp imbraccia la chitarra come se fosse una spada laser destinata a
tagliare in due il silenzio. Ascoltate la title track: quell'ululato metallico infinito
non è un trucco da studio, è il lamento di un’intera generazione che cerca di
restare unita mentre tutto intorno viene diviso da un muro di cemento e
vergogna. Il bacio tra Visconti e la sua amante sotto il tiro dei fucili non è
romanticismo da quattro soldi, è un atto di resistenza pura.
Il lato A è un
assalto ai sensi. "Joe the
Lion" ruggisce con una ferocia che profuma di Iggy Pop, mentre "Blackout" è il
resoconto febbrile di una mente che ha visto troppo buio e ora cerca la luce,
anche se è quella fredda di un neon berlinese.
Ma è nel lato B
che l'atmosfera si fa oscura. Entriamo nel regno delle ombre con "Sense of Doubt", un
brano che sembra uscito da un film noir di Fritz Lang, dove i sintetizzatori
pesano come lapidi. E poi "Neuköln",
dove il sassofono di Bowie piange la solitudine degli immigrati turchi nel
quartiere più duro della città. Non c'è consolazione, fratelli, solo la dignità
della malinconia.
Bowie chiude il capitolo
berlinese con una sfrontatezza divina. Nella foto di Sukita, le sue mani
sembrano quelle di un burattino che ha appena reciso i fili. È libero. È vivo.
È un eroe, anche se solo per ventiquattro ore.
Il Verdetto: Il vertice assoluto
della sperimentazione bowiana. Un album che fonde l'avanguardia tedesca con la
polvere del rock’n’roll. Se non sentite la terra tremare quando la voce di
David si spezza nel finale di “Heroes”,
allora avete il cuore di pietra e l'anima in formalina. Cinque stelle che brillano
nel cielo nero di Berlino. Amen.










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