Faith LP (Fiction UK) ✯✯✯✯✰
17 Aprile 1981 (#14 UK)
Genere: Gothic Rock | Post-Punk
Lato A
1. The Holy Hour 4:25
2. Primary 3:35 *
3. Other Voices 4:28 *
4. All Cats Are Grey 5:28 *
Lato B
5. The Funeral Party 4:14 *
6. Doubt 3:11
7. The Drowning Man 4:50
8. Faith 6:43 *
FORMAZIONE
Robert Smith: voce, chitarra, tastiere, synth, piano, basso
Laurence Tolhurst: batteria
Simon Gallup: basso
Produzione: Mike Hedges | The Cure
Registrazione: Morgan Studios (Londra, UK)
Grafica: Porl Thompson
Durata: 36:54
DISCOGRAFIA (1979-89)
Three Imaginary Boys (Fiction, 1979) *
Boys Don’t Cry (PVC, 1980) *
Seventeen Seconds (Fiction, 1980) *
Faith (Fiction, 1981) *
Pornography (Fiction, 1982) *
Japanese Whispers EP (Fiction, 1983)
The Top (Fiction, 1984) *
Concert – The Cure Live [live] (Fiction, 1984)
The Head On The Door (Fiction, 1985) *
Kiss Me Kiss Me Kiss Me 2LP (Fiction, 1987)
Disintegration (Fiction, 1989) *
"I went away alone… With nothing left but faith"
Faith
Fratelli, sorelle, smettete di cercare la luce. Non c’è sole tra i solchi di Faith, solo quella nebbia grigia che ti gela il pensiero e non ti lascia più. Se il Rock è spesso celebrazione della carne, qui siamo davanti alla vivisezione dell’anima. Robert Smith, con i capelli spettinati dal vento del dubbio e quel rossetto sbavato che sembra sangue rappreso, smette i panni del ragazzo immaginario per farsi sommo sacerdote di un rito funebre collettivo.
Faith è il cuore pulsante e sanguinante della trilogia oscura. Se Seventeen Seconds era un sussurro autunnale, questo disco è un grido soffocato in una cripta. È un lavoro "chiuso", un monolite impenetrabile che sfida l’ascoltatore a trovarvi un appiglio di gioia. Non ne troverete.
Ascoltate "The Funeral Party": non è musica, è un madrigale mesto che ti trascina in processione dietro a un feretro di sogni infranti. O "All Cats Are Grey", dove il battito cardiaco della batteria sembra l'unico segno di vita in un mondo diventato polvere. Qui il basso non detta il ritmo, detta l'agonia; le tastiere non arredano, ma tessono sudari.
C’è un unico sussulto elettrico, un'anomalia chiamata "Primary". È il singolo, è "rock", ma è un rock malato, nevrotico, che corre verso un muro senza freni. Il resto è un’immersione totale in un nulla avvolgente. E per chi aveva la fortuna di possedere la cassetta originale, il lato B era un viaggio ancora più profondo: "Carnage Visors", mezz'ora di colonna sonora astratta che i nostri tre proiettavano prima dei concerti, come a dire: "Lasciate ogni speranza, voi che entrate".
Qualcuno dice che non riesca a replicare le suggestioni di Seventeen Seconds. Eretici. Faith non deve replicare nulla, perché Faith è lo stato finale della disperazione prima della follia di Pornography. È il capolavoro della stasi, il trionfo del "niente" che diventa tutto.
Il Verdetto: Un album necessario come un colpo di tosse in una chiesa silenziosa. È l'estetica del vuoto che si fa arte eterna. Se non vi sentite morire un po' dentro mentre Robert canta la title track finale, allora siete già morti e non lo sapete. Una preghiera laica per tutti noi, smarriti nel grigio. Amen.







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