Sorelle, fratelli, amanti del vinile che puzza di
muffa e patchouli: inginocchiatevi. Se il Dark fosse un genere cinematografico,
questo sarebbe il Noir definitivo, girato in un bianco e nero così contrastato
da bruciarvi le pupille. Qui non stiamo parlando di una band, ma di un dogma
che si incarna tra le nebbie industriali di Leeds per lasciarci in eredità il
suo testamento più alto e doloroso.
First and Last and Always è la summa di un rito iniziato anni
prima, centellinato in singoli che oggi sono reliquie. Ma è qui, tra questi
dieci solchi, che il Verbo di Andrew Eldritch si fa pietra angolare.
Eldritch non è un cantante: è il gran sacerdote che officia dal pulpito, con
una voce che sembra provenire direttamente da una cripta sconsacrata, glaciale
e abrasiva al punto giusto.
Al suo fianco, la formazione che ogni peccatore
dovrebbe conoscere a memoria: Gary Marx, Craig Adams e quel diavolo di Wayne
Hussey, che porta con sé una sensibilità melodica quasi "sixties"
per poi annegarla nel fumo nero della Bowery. E poi c’è lui, il battito
marziale e disumano di Doktor Avalanche, la drum-machine che scandisce
il tempo di una disperazione che non concede sconti.
L'album è un’imponente cattedrale di suono. Sentite
l’urgenza di "Walk Away", un pezzo che vorrebbe essere pop ma
finisce per essere un addio amaro sussurrato al vento. O perdetevi nei
labirinti catacombali di "Marian", dove il fantasma di Leonard
Cohen viene evocato non per consolare, ma per tormentare. Qui il post-punk si
sposa con un’epica occulta, creando brani come la title-track o "Black
Planet", dove il riff di chitarra squarcia le tenebre come una lama di
luce fredda in un vicolo di Berlino.
Certo, la congregazione si sarebbe sciolta di lì a
poco tra carte bollate e veleni, con Hussey e Adams pronti a cercare la luce
con i Mission e Eldritch a barricarsi nel suo castello di rock sinfonico. Ma in
questo 1985, per un momento irripetibile, i Sisters Of Mercy sono stati l'Alfa
e l'Omega del nostro disagio.
Il Verdetto: Un capolavoro assoluto che incute soggezione,
un’attrazione fatale che non smette di esercitare il suo magnetismo. Se non
sentite l'irresistibile impulso di svanire in una nuvola di ghiaccio secco ogni volta che parte
l'intro di "No Time To Cry", allora tornate pure a scaldarvi alla luce del sole: questa liturgia di fumo e granito non è pane per i vostri denti. Cinque stelle di puro marmo nero. Amen.






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