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THE SISTERS OF MERCY - First and Last and Always (1985)

THE SISTERS OF MERCY (1980 – Leeds, West Yorkshire, UK) 
First and Last and Always LP (Merciful Release UK/Elektra US) ✯✯✯✯✯
11 Marzo 1985 (#14 UK) 

Genere: Gothic Rock 

Lato A 
1.Black Planet 4:27 * 
2.Walk Away 3:20 * 
3.No Time to Cry 3:54 * 
4.A Rock and a Hard Place 3:36 
5.Marian (Version) 5:37 * 

Lato B 
6.First and Last and Always 3:58 * 
7.Possession 4:36 
8.Nine While Nine 4:07 
9.Amphetamine Logic 4:46 
10.Some Kind of Stranger 7:16 * 

FORMAZIONE 
Andrew Eldritch: voce
Gary Marx: chitarra 
Doktor Avalanche: drum machine 
Craig Adams: basso 
Wayne Hussey: chitarra, voce

Produzione: David M. Allen 
Registrazione: Strawberry Recording Studios (Stockport, Manchester, UK)
Grafica: Andrew Eldritch | Mick Lowe 
Durata: 45:37 

DISCOGRAFIA 
The Reptile House EP (Merciful Release, 1983) * 
First And Last And Always (Merciful Release, 1985) * 
Floodland (Merciful Release, 1987) * 

“Still so dark all over Europe

And the rainbow rises here
In the western sky
The kill to show for
At the end of the great white pier”
Black Planet

Fratelli del lato oscuro: riponete i vostri ombrelli di pizzo e preparatevi. Se il Dark fosse un genere cinematografico, questo sarebbe il Noir definitivo, girato in un bianco e nero così contrastato da bruciarvi le pupille. Non stiamo parlando di una band, ma di un dogma che si incarna tra le nebbie industriali di Leeds per lasciarci in eredità il suo testamento più alto e doloroso.

First and Last and Always è la summa di un pellegrinaggio iniziato nel 1980, centellinato in una sequenza di singoli ed EP che oggi sono reliquie. È qui, tra questi dieci solchi, che il Verbo di Andrew Eldritch si fa pietra angolare. Eldritch non è un cantante: è un traghettatore di anime nell'ombra, con una voce che sembra provenire direttamente da una catacomba, glaciale e abrasiva al punto giusto.

Dietro di lui, a tessere questa trama di nero, la formazione che ogni peccatore dovrebbe conoscere a memoria: Gary Marx, Craig Adams e quel diavolo di Wayne Hussey, che porta con sé una sensibilità melodica quasi "sixties" per poi annegarla nel fumo nero della Blank Generation. E poi, sullo sfondo, il battito marziale e disumano di Doktor Avalanche, la drum-machine che scandisce il tempo di una disperazione che non concede sconti.

L'album è un’imponente architettura di suono e poesia dark visionaria. Iniziatevi alla frenesia di "Walk Away", un pezzo che vorrebbe essere pop ma finisce per diventare un addio amaro sussurrato al vento in una notte che non vuole finire mai. Perdetevi tra le fiamme gelide di "Black Planet" o nei labirinti malati di "Marian", dove il fantasma di Leonard Cohen viene evocato non per consolare, ma per tormentare. Ogni episodio è un incantesimo: dalla solennità epica della title-track fino a quella pietra tombale che risponde al nome di "Some Kind of Stranger", sette minuti di nebbia sulfurea lasciata cadere sulla nostra speranza.

Certo, la congregazione si sarebbe sciolta di lì a poco tra carte bollate e veleni, con Hussey e Adams pronti a cercare la luce con i Mission e Eldritch a barricarsi nel suo castello di rock sinfonico pacchiano. Ma in questo 1985, per un momento irripetibile, i Sisters Of Mercy sono stati l'Alfa e l'Omega del nostro disagio.

Il Verdetto: Un capolavoro assoluto che incute soggezione, un’attrazione fatale che non smette di esercitare il suo magnetismo. Se non sentite l'irresistibile impulso di svanire in una nuvola di ghiaccio secco ogni volta che parte l'intro di "No Time To Cry", allora tornate pure a scaldarvi alla luce del sole: questa liturgia di fumo e disperazione non è pane per i vostri denti. Cinque stelle di freddo marmo nero. Amen.






 

Ascolta anche: THE SISTERS OF MERCY - Some Girls Wander By Mistake [ant. 1980-83] (Merciful Release, 1992)

THE CURE - Faith (1981)

THE CURE (1976 – Crawley, West Sussex, UK)
Faith LP (Fiction UK) ✯✯✯✯✰
17 Aprile 1981 (#14 UK)

Genere: Gothic Rock | Post-Punk

Lato A
1. The Holy Hour 4:25
2. Primary 3:35 *
3. Other Voices 4:28 *
4. All Cats Are Grey 5:28 *

Lato B
5. The Funeral Party 4:14 *
6. Doubt 3:11
7. The Drowning Man 4:50
8. Faith 6:43 *

FORMAZIONE
Robert Smith: voce, chitarra, tastiere, synth, piano, basso
Laurence Tolhurst: batteria
Simon Gallup: basso

Produzione: Mike Hedges | The Cure
Registrazione: Morgan Studios (Londra, UK)
Grafica: Porl Thompson
Durata: 36:54

DISCOGRAFIA (1979-89)
Three Imaginary Boys (Fiction, 1979) *
Boys Don’t Cry (PVC, 1980) *
Seventeen Seconds (Fiction, 1980) *
Faith (Fiction, 1981) *
Pornography (Fiction, 1982) *
Japanese Whispers EP (Fiction, 1983)
The Top (Fiction, 1984) *
Concert – The Cure Live [live] (Fiction, 1984)
The Head On The Door (Fiction, 1985) *
Kiss Me Kiss Me Kiss Me 2LP (Fiction, 1987)
Disintegration (Fiction, 1989) *

"I went away alone… With nothing left but faith"

Faith

Fratelli, sorelle, smettete di cercare la luce. Non c’è sole tra i solchi di Faith, solo quella nebbia grigia che ti gela il pensiero e non ti lascia più. Se il Rock è spesso celebrazione della carne, qui siamo davanti alla vivisezione dell’anima. Robert Smith, con i capelli spettinati dal vento del dubbio e quel rossetto sbavato che sembra sangue rappreso, smette i panni del ragazzo immaginario per farsi sommo sacerdote di un rito funebre collettivo.

Faith è il cuore pulsante e sanguinante della trilogia oscura. Se Seventeen Seconds era un sussurro autunnale, questo disco è un grido soffocato in una cripta. È un lavoro "chiuso", un monolite impenetrabile che sfida l’ascoltatore a trovarvi un appiglio di gioia. Non ne troverete.

Ascoltate "The Funeral Party": non è musica, è un madrigale mesto che ti trascina in processione dietro a un feretro di sogni infranti. O "All Cats Are Grey", dove il battito cardiaco della batteria sembra l'unico segno di vita in un mondo diventato polvere. Qui il basso non detta il ritmo, detta l'agonia; le tastiere non arredano, ma tessono sudari.

C’è un unico sussulto elettrico, un'anomalia chiamata "Primary". È il singolo, è "rock", ma è un rock malato, nevrotico, che corre verso un muro senza freni. Il resto è un’immersione totale in un nulla avvolgente. E per chi aveva la fortuna di possedere la cassetta originale, il lato B era un viaggio ancora più profondo: "Carnage Visors", mezz'ora di colonna sonora astratta che i nostri tre proiettavano prima dei concerti, come a dire: "Lasciate ogni speranza, voi che entrate".

Qualcuno dice che non riesca a replicare le suggestioni di Seventeen Seconds. Eretici. Faith non deve replicare nulla, perché Faith è lo stato finale della disperazione prima della follia di Pornography. È il capolavoro della stasi, il trionfo del "niente" che diventa tutto.

Il Verdetto: Un album necessario come un colpo di tosse in una chiesa silenziosa. È l'estetica del vuoto che si fa arte eterna. Se non vi sentite morire un po' dentro mentre Robert canta la title track finale, allora siete già morti e non lo sapete. Una preghiera laica per tutti noi, smarriti nel grigio. Amen.








Ascolta anche: THE CURE - Faith [Deluxe Edition] 2CD (Fiction, 2005)

SIOUXSIE AND THE BANSHEES - The Scream (1978)

SIOUXSIE AND THE BANSHEES (1976/2002 – London, Greater London, UK)
The Scream LP (Polydor UK/Polydor US) ✯✯✯✯✯
14 Novembre 1978 (#12 UK)

Genere: Post-Punk

Lato A
1.Pure 1:50
2.Jigsaw Feeling 4:37 *
3.Overground 3:48 *
4.Carcass 3:49 *
5.Helter Skelter 3:46 *

Lato B
6.Mirage 2:48 *
7.Metal Postcard 4:13
8.Nicotine Stain 2:57
9.Suburban Relapse 4:10 *
10.Switch 6:51 *

FORMAZIONE
Siouxsie Sioux: voce
Steven Severin: basso
John McKay: chitarra, sax
Kenny Morris: batteria, percussioni

Produzione: Siouxsie And The Banshees | Steve Lillywhite
Registrazione: RAK Studios (Londra, UK)
Grafica: Siouxsie And The Banshees
Durata: 39:04

DISCOGRAFIA (1978-87)
The Scream (Polydor, 1978) *
Join Hands (Polydor, 1979)
Kaleidoscope (Polydor, 1980) *
Juju (Polydor, 1981) *
A Kiss In The Dreamhouse (Polydor, 1982) *
Nocturne 2LP [live] (Wonderland, 1983) *
Hyaena (Wonderland, 1984)
Tinderbox (Wonderland, 1986)
Through The Looking Glass (Wonderland, 1987)

"Be a carcass... be a dead pork
Be limblessly in love"

Carcass

Fratelli, sorelle, orfani del pogo: fate silenzio. Se pensavate che il 1978 fosse solo creste colorate e tre accordi sputati in faccia al sistema, i Banshees sono qui per ricordarvi che il vero terrore non urla, ma ti gela il sangue nelle vene con un sussurro.

The Scream non è un esordio; è una dichiarazione di guerra al passato, un esorcismo collettivo celebrato tra le mura dei RAK Studios. Mentre i loro compagni di barricate nel Bromley Contingent si perdevano nel caos, Siouxsie e i suoi seguaci decidevano di costruire una cattedrale di vetro e metallo dove il silenzio fa più paura del rumore.

Dimenticate la batteria "umana". Kenny Morris percuote i tom come se stesse attivando gli ingranaggi di un rito pagano in una fabbrica abbandonata: niente piatti, niente aria, solo il battito sordo di un cuore che sta per fermarsi. E sopra questo tappeto tribale, John McKay incide la pelle con una chitarra che non distilla accordi, ma sputa lame di rasoio ricoperte di flanger. È un suono bianco che ignora ogni conforto armonico, privo di anima blues, vuoto, spietato.

Al centro di tutto c'è Lei. Siouxsie non canta per compiacervi; lei vi osserva dall'alto di un piedistallo fatto di ghiaccio e rossetto nero. Quando intona "Pure", il tempo si ferma. Quella soglia di quiete apparente è un test di resistenza, è il vuoto pneumatico prima che il mosaico impazzito di "Jigsaw Feeling" ci esploda tra le mani, ricordandoci che la nostra identità è solo un cumulo di cocci taglienti. In "Carcass" ci sbatte in faccia il marciume della carne, in "Metal Postcard" trasforma la memoria storica in un incubo industriale, mentre la loro versione di "Helter Skelter" è lo stupro definitivo del sacro: prendono i Beatles e li trascinano in un vicolo buio per lasciarli lì a sanguinare nero.

Non c'è spazio per il calore umano in questo disco. The Scream è il momento esatto in cui il Rock ha smesso di compiacersi e ha iniziato a scrutare l’oscurità, scoprendo che dietro le tenebre si celano occhi truccati e un piglio aristocratico.

Il Verdetto: Un manifesto di alienazione che ha tracciato i confini di tutto ciò che avremmo chiamato "dark". Se non sentite il brivido scorrere lungo la schiena mentre "Switch" consuma i suoi ultimi respiri, siete già stati dichiarati clinicamente morti. Cinque stelle immerse nel cobalto di una piscina vuota. Amen.






Ascolta anche: SIOUXSIE AND THE BANSHEES - The Scream [Deluxe Edition] 2CD (Polydor, 2005)

KILLING JOKE - Killing Joke (1980)

KILLING JOKE (1978 – Notting Hill, Greater London, UK) 
Killing Joke LP (EG UK/EG US) ✯✯✯✯✯
13 Ottobre 1980 (#39 UK) 

Genere: Post-Punk

Lato A 
1.Requiem 3:44 * 
2.Wardance 3:46 * 
3.Tomorrow’s World 5:25 * 
4.Bloodsport 4:44 

Lato B 
5.The Wait 3:40 
6.Complications 3:06 * 
7.S.O. 36 6:30 * 
8.Primitive 3:32 

FORMAZIONE 
Jaz Coleman: vocals, synth 
Kevin “Geordie” Walker: guitar 
Martin “Youth” Glover: bass 
Paul Ferguson: drums, backing vocals 

Produzione: Killing Joke 
Registrazione: Marquee Studios (Londra, UK)
Grafica: Mike Coles 
Durata: 35:10 

DISCOGRAFIA (1980-86) 
Killing Joke (EG, 1980) * 
What’s This For…! (EG, 1981) * 
Revelations (EG, 1982) * 
Ha!-Killing Joke Live EP [live] (EG, 1982) 
Fire Dances (EG, 1983) 
Night Time (EG, 1985) * 
Brighter Than A Thousand Suns (EG, 1986)

“This is music to march to
Do a war dance”

Wardance

Parrocchiani del cemento e dell’acciaio: abbandonate ogni residuo di speranza. Se pensavate che la New Wave fosse solo un gioco di frangette e malinconie da cameretta, i Killing Joke sono pronti a conficcarvi due pollici negli occhi e a trascinarvi direttamente nel bunker mentre le sirene antiaeree lacerano il cielo di Londra. Il nome lo hanno rubato ai Monty Python, ma qui non c’è proprio un beneamato nulla da ridere.

Siamo nel 1980. Margaret Thatcher è appena salita al trono di spade del Regno Unito e l'aria puzza di pioggia acida e uranio arricchito. In questo scenario da day-after, Jaz Coleman emerge come un profeta maniacale, un araldo che non canta, ma declama sentenze di morte da una zona oscura dove gli spiriti di Captain Beefheart e David Thomas vagano tra le macerie nucleari.

Lasciatevi travolgere da questa cadenza. Big Paul Ferguson non suona la batteria: batte il tempo per una marcia funebre industriale. E sopra questo martirio atomico, la chitarra di Geordie Walker incide l'aria con lame di metallo arrugginito, mentre il basso di Youth pompa un funk malato, sporco di grasso di macchina.

In "Requiem" la voce di Coleman emerge dalle tenebre come un monito divino, mentre il sintetizzatore distorce la realtà in una spirale di paranoia. "Wardance" è l'inno definitivo di una generazione che ha capito che l'unica danza rimasta è quella che si balla sulle rovine del mondo moderno. "This is music to march to", urla Jaz, e noi non possiamo fare altro che seguire il ritmo, burattini in una catena di montaggio che produce solo disperazione.

Ogni solco di questo vinile è intriso di una tensione claustrofobica. Non c'è spazio per il pop, se non in quella beffa chiamata "Complications". Qui tutto è spigoloso, freddo, implacabile. In "The Wait", con quel riff che sembra un martello pneumatico impazzito, senti l'odore della polvere da sparo, mentre in "S.O.36" il "So dead" sputato da Coleman arriva come il bacio di un morto vivente. È un disco che non accetta compromessi: o sei con loro nella fonderia, o sei carne da macello.

Hanno creato il cyberpunk prima che Gibson scrivesse una riga. Hanno inventato l'industrial prima che i Ministry smettessero di giocare con il synth-pop. I Killing Joke hanno lasciato terra bruciata e noi, piccoli peccatori, siamo ancora qui a raccogliere le braci radioattive di questa pietra miliare.

Il Verdetto: Un capolavoro di oscurità metallica. Un’opera divinatoria che ha previsto il collasso tecnologico con quarant’anni d’anticipo. Se non sentite il bisogno di marciare verso la trincea quando parte il riff di Wardance, siete già polvere sotto i cingolati della storia. Cinque maschere a gas nere come il petrolio. Amen.









Ascolta anche: KILLING JOKE - What's THIS For...! (E'G, 1981)

BAUHAUS - In the Flat Field (1980)

BAUHAUS (1978/2022 – Northampton, Northamptonshire, UK) 
In the Flat Field LP (4AD UK) ✯✯✯✯✯
5 Novembre 1980 (#72 UK; #1 UK Indie) 

Genere: Gothic Rock | Post-Punk 

Lato A 
1.Double Dare 4:54 * 
2.In the Flat Field 4:59 * 
3.God in an Alcove 4:08 
4.Dive 2:11 
5.The Spy in the Cab 4:28 * 

Lato B 
6.Small Talk Stinks 3:33 
7.St. Vitus Dance 3:29 
8.Stigmata Martyr 3:41 * 
9.Nerves 7:04 * 

FORMAZIONE 
Peter Murphy: voce, chitarra 
Daniel Ash: chitarra, sax 
David Jay: basso 
Kevin Haskins: batteria 

Produzione: Bauhaus 
Registrazione: Southern Studios (London, UK)
Grafica: Bauhaus | Glenn Campling 
Durata: 38:45 

DISCOGRAFIA (1980-83) 
In The Flat Field (4AD, 1980) * 
Mask (Beggars Banquet, 1981) * 
The Sky’s Gone Out (Beggars Banquet, 1982) * 
Press The Eject And Give Me The Tape [live] (Beggars Banquet, 1982) 
Burning From The Inside (Beggars Banquet, 1983) *

“I do get bored, I get bored
In the flat field”

In the Flat Field

Fratelli della notte perpetua, peccatori avvolti nel velluto nero e nel pallore del marmo: riponete i vostri crocifissi. Nel 1980, mentre il mondo si preparava all'edonismo fluo del nuovo decennio, quattro becchini di Northampton decidevano che il futuro sarebbe stato una pellicola espressionista, come una vecchia foto di famiglia scattata in un cimitero monumentale.

Con In the Flat Field le luci si spengono definitivamente e il rock si fa teatro d'ombre, rito celebrazione dell'estetica del decadimento. Questo è il vangelo sconsacrato del gotico, il manifesto di chi ha deciso di abitare il buio.

Se i Joy Division erano il dolore che si consuma nel silenzio di una stanza vuota, i Bauhaus sono il dolore che sale sul palcoscenico, si trucca gli occhi e urla in faccia alla morte. Peter Murphy non canta, fratelli; lui predica. È una creatura teatrale nata dall'unione blasfema tra Ziggy Stardust e il Conte Dracula, capace di passare da un recitato distaccato e gelido a un grido che squarcia il cielo.

L'inizio con la claustrofobia geometrica di "Double Dare" è un avvertimento: quel basso di David J scava una fossa profonda e fangosa, la chitarra di Daniel Ash stride come unghie su una lavagna d'acciaio, mentre la batteria di Kevin Haskins batte un tempo che sa di patibolo. Non c'è melodia che tenga qui, c’è solo la reiterazione ossessiva di un incubo lucido. È il minimalismo della scuola Bauhaus applicato alla disperazione post-industriale.

Nella traccia titolo, la voce di Murphy si arrampica sulle pareti dell'isteria, muovendosi tra il rantolo e il declamato. È il preludio al voyeurismo paranoico di "Spy in the Cab", guidata da un sintetizzatore che riproduce il battito di un cuore sotto sorveglianza, prima di precipitare nell'assalto febbrile di "A God in an Alcove" e nella perversione strisciante di "Stigmata Martyr". Qui il rito tocca l'apice della blasfemia: un baccanale tribale, ossessivo, che vi costringe a muovere il corpo mentre Murphy invoca ferite che non guariranno mai.

Il finale è affidato a "Nerves". Sette minuti di tensione elettrica che sale, sale, fino a farti esplodere i nervi, appunto. È la colonna sonora di un crollo mentale celebrata con la solennità di una messa da requiem.

Il Verdetto: Questo è il Big Bang del Goth. Un disco spigoloso, arrogantemente teatrale e terribilmente affascinante. Se non sentite il bisogno di vestirvi di nero e fissare il vuoto ogni volta che parte il riff di In The Flat Field, la vostra anima è troppo solare per essere salvata. Cinque candele nere consumate e un sudario di velluto. Amen.





 

Ascolta anche: BAUHAUS - Mask (Beggars Banquet, 1981)

SWANS - Children of God (1987)

SWANS (1981 – New York, NY, USA)
Children of God 2LP (Caroline US/Product Inc UK) ✯✯✯✯✰
19 Ottobre 1987 (#3 UK Indie)

Genere: Experimental Rock | Gothic Rock

Lato A
1.New Mind 5:12 * (#4 UK Indie)
2.In My Garden 5:35
3.Our Love Lies 5:50

Lato B
4.Sex, God, Sex 6:36 *
5.Blood and Honey 4:47
6.Like a Drug (Sha La La La) 5:33

Lato C
7.You’re Not Real, Girl 4:17
8.Beautiful Child 4:52
9.Blackmail 3:31 *
10.Trust Me 4:58 *

Lato D
11.Real Love 6:20
12.Blind Love 7:44
13.Children of God 4:22

FORMAZIONE
Michael Gira: voce, tastiere, chitarra acustica
Norman Westberg: chitarra
Jarboe: voce, piano, tastiere
Algis Kizys: basso
Theodore Parsons: batteria, percussioni

Collaboratori
Simon Fraser: flauto (2)
Audrey Riley: violoncello (6)
Lindsay Cooper: oboe (9 – 10)
Wilton Barnhardt: piano (9)

 Produzione: Michael Gira | Rico Conning
Registrazione: Sawmills Studios (Golant, UK)
Grafica: Michael Gira | Laura Levine | Paul White
Durata: 71:13

DISCOGRAFIA
Swans EP (Labor, 1982)
Filth (Neutral, 1983)
Cop (K22, 1984) *
Young God EP (K22, 1984)
Greed (PVC, 1986)
Holy Money (PVC, 1986) 
Children Of God (Caroline, 1987) *
Love Will Tear Us Apart EP (Caroline, 1988)
The Burning World (MCA, 1989)
White Light From The Mouth Of Infinity (Young God, 1991) *
Love Of Life (Young God, 1992)
The Great Annihilator (Young God, 1995)
Soundtracks For The Blind (Young God, 1996) *
Swans Are Dead [live] (Young God, 1997)
My Father Will Guide Me Up A Rope To The Sky (Young God, 2010)
The Seer (Young God, 2012) *
To Be Kind (Young God, 2014)
The Glowing Man (Young God, 2016)

"Now, people, get ready
The sex in your soul will damn you to Hell"

New Mind

Peccatori di ogni risma, chinate il capo, copritevi il volto e preparatevi a subire il più violento, accecante e devastante dei sermoni. Se pensavate che il rumore bianco degli esordi fosse il limite ultimo del dolore, non avevate ancora fatto i conti con il vangelo nero di Michael Gira. Con Children of God, gli Swans non escono dalle tenebre: decidono semplicemente di arredarle con marmi pregiati, candele di sego e croci rovesciate. Non è più solo rock industriale, fratelli: è la sconsacrazione definitiva di un'umanità agonizzante, un’apocalisse sonora, un rituale di sottomissione e trascendenza che vi soffoca lentamente con un drappo di velluto nero.

La grandezza di questo doppio vinile risiede nella sua schizofrenica e spietata dualità, un dittico che vive di un contrasto totale tra una luce accecante e l'abisso più nero. Michael Gira si spoglia dei panni del nichilista urbano per indossare quelli di un predicatore dei replicanti, un orco moribondo che declama profezie di sesso, Dio, potere e dannazione. La sua voce baritonale e autoritaria è un rintocco funebre che ci ricorda che siamo tutti carne da macello sotto lo sguardo di un Dio indifferente. Ma la vera magia, quella che ti infligge una ferita sacra e insanabile, è l'apparizione di Jarboe. Una vestale oscura, una sirena che sussurra ninnananne nate tra i ghiacci di un'era futura, capace di passare in un soffio dal lirismo di un canto ultraterreno alle urla indemoniate di una strega sul rogo.

La prima piaga si abbatte su di noi con la titanica "New Mind". L'incedere è un martirio industrial-rock spaventoso: tamburi cerimoniali giganteschi e chitarre pesanti come colate di piombo fuso avanzano inesorabili, mentre Gira ordina di salvare le nostre anime attraverso l'obbedienza cieca. Ma la vera perversione di questo capolavoro è il modo in cui vi culla prima di sbranarvi. Quando Jarboe intona la litania onirica di "In My Garden", una traccia acustica e fluttuante che tesse trame di una bellezza dolorosa, o la quiete eterea di "Blackmail", sembra quasi che ci sia speranza. È un'illusione, fratelli. Dietro ogni raggio di sole dispensato dalla sua voce da soprano mesmerico, si allunga il braccio secco del boia, pronto a trascinarvi sul patibolo con le pulsazioni sotterranee di "Our Love Lies", prima che "Sex, God, Sex" esploda su un crescendo tribale e opprimente, un vero e proprio rito di possessione che trascina l'ascoltatore in uno stato di trance erotica e religiosa.

L'album è un calvario che si snoda tra l'estasi sciamanica, quasi tossica, di "Like A Drug" e il delirio apocalittico di "Beautiful Child", dove Gira urla fino a farsi sanguinare le corde vocali, contrapposto alle atmosfere mistiche e spettrali di "You're Not Real, Girl", dominate dall'organo e dal magnetismo lunare di Jarboe. Fino ad arrivare alla title track finale, "Children of God", una marcia solenne e disperata che vi costringe a guardare dritti dentro l'infinito.

Attraverso questo capolavoro maledetto, gli Swans erigono un manuale di fanatismo ed estasi, dove il fuoco della purificazione passa necessariamente attraverso il dolore. È un'opera monumentale, edificata appositamente per anime disposte a farsi scorticare pur di sentire qualcosa di vero.

Il Verdetto: L'epitaffio della nostra civiltà meccanizzata. Un disco tragicamente gotico, un miracoloso equilibrio tra il furore del noise e la malinconia di un folk medievale. Se non sentite la vostra anima tremare davanti a questo rito di peccato e redenzione, allora siete già morti e non vi siete ancora accorti di essere all'inferno. Quattro croci di ferro conficcate a tradimento nel cuore luminoso dell'altare. Gloria agli Swans, menestrelli neri della nostra desolazione. Amen.



 


Ascolta anche: SWANS - White Light From the Mouth of Infinity (Young God, 1991)

SIOUXSIE AND THE BANSHEES - Juju (1981)

SIOUXSIE AND THE BANSHEES (1976/2002 – London, Greater London, UK) 
Juju LP (Polydor UK/PVC US) ✯✯✯✯✰
19 Giugno 1981 (#7 UK) 

 Genere: Gothic Rock | Post-Punk 

Lato A 
1.Spellbound 3:17 * 
2.Into the Light 4:13 
3.Arabian Knights 3:06 * 
4.Halloween 3:42 
5.Monitor 5:33 * 

Lato B 
6.Night Shift 6:03 * 
7.Sin in My Heart 3:37 * 
8.Head Cut 4:22 
9.Voodoo Dolly 7:03 * 

FORMAZIONE 
Siouxsie Sioux: voce, chitarra (7) 
Steven Severin: basso 
Budgie: batteria, percussioni 
John McGeoch: chitarra 

Produzione: Nigel Gray | Siouxsie And The Banshees 
Registrazione: Surrey Sound Studios (Leatherhead, Surrey, UK)
Grafica: Rob O’Connor 
Durata: 41:06 

DISCOGRAFIA (1978-87)
The Scream (Polydor, 1978) * 
Join Hands (Polydor, 1979)
Kaleidoscope (Polydor, 1980) * 
Juju (Polydor, 1981) * 
A Kiss In The Dreamhouse (Polydor, 1982) *
Nocturne 2LP [live] (Wonderland, 1983) *
Hyaena (Wonderland, 1984) 
Tinderbox (Wonderland, 1986) 
Through The Looking Glass (Wonderland, 1987)

"Following the footsteps
Of a rag doll dance
We are entranced
Spellbound"

Spellbound

Fratelli, peccatori, figli della notte: dimenticate la luce del sole e la logica del giorno. Juju è l'incantesimo che trasforma la Londra post-punk in una una danza macabra, elevando l’inquietudine a forma d’arte spietata. Non sono più i tempi delle urla disordinate; qui i Banshees sono diventati i padroni di un sortilegio onirico e tormentato, dove ogni nota è un chiodo piantato in una bambola voodoo.

È tra queste spirali di suono che il carisma di Siouxsie Sioux si fa divinità. Mentre la società recita preghiere vuote per esorcizzare il domani, Siouxsie si erge come una sacerdotessa imperiosa, insegnandoci che la vera libertà si trova nel cuore dell'abisso. Il suo canto è un richiamo aspro che scivola tra i climi mediorientali di “Arabian Knights” e la ferocia di “Spellbound”, quel capolavoro di misticismo oscuro che ha iniettato il virus etnico nelle vene della neonata sottocultura gotica. 

Il rito si fa ancora più profondo nei solchi di “Night Shift”, un vero inno per anime che conoscono il peso del silenzio eterno, mentre la tensione raggiunge picchi insostenibili nella freddezza meccanica di “Monitor” o nella possessione finale della spettrale “Voodoo Dolly”.

Al fianco della Regina Nera, John McGeoch disegna turbini psichedelici con la precisione di un chirurgo folle, la batteria di Budgie evoca figure ancestrali con ritmi terrificanti, mentre Steve Severin traccia linee di basso che sembrano il respiro pesante di un predatore nell'ombra. Non è solo musica dark; è un delirio lucido che trascina l'immaginazione in un labirinto di visioni esoteriche e distorsioni ipnotiche.

Il Verdetto: Il disco che ha dato un’anima e un ritmo al popolo del Batcave, dimostrando che si può scalare la classifica inglese senza smettere di corteggiare il diavolo. Se ascoltando Voodoo Dolly non sentite i fili del destino che si stringono attorno ai vostri polsi, siete già feticci inermi, prigionieri di un'esistenza che ha dimenticato il brivido dell'ignoto. Amen.











Ascolta anche: SIOUXSIE AND THE BANSHEES - Kaleidoscope (Polydor, 1980)