SIOUXSIE AND THE BANSHEES - Juju (1981)

SIOUXSIE AND THE BANSHEES (1976/2002 – London, Greater London, UK) 
Juju LP (Polydor UK/PVC US) ✯✯✯✯✰
19 Giugno 1981 (#7 UK) 

 Genere: Gothic Rock | Post-Punk 

Lato A 
1.Spellbound 3:17 * 
2.Into the Light 4:13 
3.Arabian Knights 3:06
4.Halloween 3:42 
5.Monitor 5:33

Lato B 
6.Night Shift 6:03 * 
7.Sin in My Heart 3:37 * 
8.Head Cut 4:22 
9.Voodoo Dolly 7:03 * 

FORMAZIONE 
Siouxsie Sioux: voce, chitarra (7) 
Steven Severin: basso 
Budgie: batteria, percussioni 
John McGeoch: chitarra 

Produzione: Nigel Gray | Siouxsie And The Banshees 
Registrazione: Surrey Sound Studios (Leatherhead, Surrey, UK)
Grafica: Rob O’Connor 
Durata: 41:06 

DISCOGRAFIA (1978-87)
The Scream (Polydor, 1978) * 
Join Hands (Polydor, 1979)
Kaleidoscope (Polydor, 1980) * 
Juju (Polydor, 1981) * 
A Kiss In The Dreamhouse (Polydor, 1982) *
Nocturne 2LP [live] (Wonderland, 1983) *
Hyaena (Wonderland, 1984) 
Tinderbox (Wonderland, 1986) 
Through The Looking Glass (Wonderland, 1987)

"Following the footsteps
Of a rag doll dance
We are entranced
Spellbound"

Spellbound

Fratelli, peccatori, figli della notte: dimenticate la luce del sole e la logica del giorno. Juju è l'incantesimo che trasforma la Londra post-punk in una una danza macabra, elevando l’inquietudine a forma d’arte spietata. Non sono più i tempi delle urla disordinate; qui i Banshees sono diventati i padroni di un sortilegio onirico e tormentato, dove ogni nota è un chiodo piantato in una bambola voodoo.

È tra queste spirali di suono che il carisma di Siouxsie Sioux si fa divinità. Mentre la società recita preghiere vuote per esorcizzare il domani, Siouxsie si erge come una sacerdotessa imperiosa, insegnandoci che la vera libertà si trova nel cuore dell'abisso. Il suo canto è un richiamo aspro che scivola tra i climi mediorientali di “Arabian Knights” e la ferocia di “Spellbound”, quel capolavoro di misticismo oscuro che ha iniettato il virus etnico nelle vene della neonata sottocultura gotica. 

Il rito si fa ancora più profondo nei solchi di “Night Shift”, un vero inno per anime che conoscono il peso del silenzio eterno, mentre la tensione raggiunge picchi insostenibili nella freddezza meccanica di “Monitor” o nella possessione finale della spettrale “Voodoo Dolly”.

Al fianco della Regina Nera, John McGeoch disegna turbini psichedelici con la precisione di un chirurgo folle, la batteria di Budgie evoca figure ancestrali con ritmi terrificanti, mentre Steve Severin traccia linee di basso che sembrano il respiro pesante di un predatore nell'ombra. Non è solo musica dark; è un delirio lucido che trascina l'immaginazione in un labirinto di visioni esoteriche e distorsioni ipnotiche.

Il Verdetto: Il disco che ha dato un’anima e un ritmo al popolo del Batcave, dimostrando che si può scalare la classifica inglese senza smettere di corteggiare il diavolo. Se ascoltando Voodoo Dolly non sentite i fili del destino che si stringono attorno ai vostri polsi, siete già feticci inermi, prigionieri di un'esistenza che ha dimenticato il brivido dell'ignoto. Amen.











Ascolta anche: SIOUXSIE AND THE BANSHEES - Kaleidoscope (Polydor, 1980)

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