Of a rag doll dance
We are entranced
Spellbound"
Spellbound
Fratelli, peccatori, figli della notte: dimenticate
la luce del sole e la logica del giorno. Juju è l'incantesimo che trasforma la Londra post-punk
in una una danza macabra, elevando l’inquietudine a forma d’arte spietata. Non sono più i
tempi delle urla disordinate; qui i Banshees sono diventati i padroni di un
sortilegio onirico e tormentato, dove ogni nota è un chiodo piantato in una
bambola voodoo.
È tra queste spirali di suono che il carisma di Siouxsie Sioux si fa divinità. Mentre la società recita preghiere vuote per esorcizzare il domani, Siouxsie si erge come una sacerdotessa imperiosa, insegnandoci che la vera libertà si trova nel cuore dell'abisso. Il suo canto è un richiamo aspro che scivola tra i climi mediorientali di “Arabian Knights” e la ferocia di “Spellbound”, quel capolavoro di misticismo oscuro che ha iniettato il virus etnico nelle vene della neonata sottocultura gotica.
Al fianco della Regina Nera, John McGeoch disegna turbini psichedelici con la precisione di un chirurgo folle, la batteria di Budgie evoca figure ancestrali con ritmi terrificanti, mentre Steve Severin traccia linee di basso che sembrano il respiro pesante di un predatore nell'ombra. Non è solo musica dark; è un delirio lucido che trascina l'immaginazione in un labirinto di visioni esoteriche e distorsioni ipnotiche.
Il Verdetto: Il disco che ha dato un’anima e un ritmo al popolo del
Batcave, dimostrando che si
può scalare la classifica inglese senza smettere di corteggiare il diavolo. Se ascoltando Voodoo Dolly non sentite i fili del destino che si stringono attorno ai vostri polsi, siete già feticci inermi, prigionieri di un'esistenza che ha dimenticato il brivido dell'ignoto. Amen.









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