È la noia che scava dentro me
Eroi nel vento
Solo noia che scava dentro me"
Eroi nel vento
Peccatori, oggi la vostra anima non sarà purificata
dalle acque dell'Arno, ma dal fumo nero di una candela accesa in una cantina di
via de' Bardi. Se pensavate che il Rock fosse un’esclusiva di chi mastica
tabacco nel Tennessee o di chi sputa bile a Brixton, preparatevi a ricredervi.
Siamo nel marzo del 1985 e l'Italia smette di essere la periferia dell'impero.
I Litfiba hanno appena consegnato al mondo il loro primo, vero
sacramento: Desaparecido.
Questo non è un disco, fratelli, è un viaggio senza
ritorno verso Oriente, con le scarpe sporche di fango post-punk e il cuore che
batte al ritmo di una danza tzigana. È la liturgia del quintetto perfetto: la
chitarra di Ghigo che taglia l'aria come una scimitarra, il basso di Maroccolo
che è una cattedrale di cemento armato, e le tastiere di Aiazzi che disegnano
miraggi nel deserto. E poi c'è lui, il giovane sciamano Piero, che non canta:
evoca spettri e soffia vento nelle vele di una nave fantasma.
Aprite le orecchie! Ascoltate "Eroi
nel vento", il grido di chi non vuole essere carne da cannone per il
sistema. Inginocchiatevi davanti a "Lulù e Marlene", una
ballata che puzza di cabaret decadente e macerie berlinesi, dove la malinconia
diventa una sostanza tangibile. E quando parte la title-track, "Desaparecido",
sentite il dolore delle madri di Plaza de Mayo trasformarsi in un ritmo che vi
obbliga a muovervi, perché l'indifferenza è il peccato più grave.
Ma è nelle ombre di "Istanbul" e nei
giri vorticosi di "Tziganata" che i Litfiba compiono il
miracolo: prendono la New Wave, le tolgono il cappotto grigio londinese e le
mettono addosso i colori di un bazar, il calore del sole mediterraneo e la
polvere della strada. È musica carnale, fratelli. È musica che suda.
I Litfiba di quella stagione sono la risposta a ogni nostra
preghiera di riscatto. Hanno preso la lingua di Dante e l'hanno piegata ai
desideri di una chitarra distorta, creando un mondo dove la politica è poesia e
il rock è una danza sacra intorno al fuoco.
Il Verdetto: La consacrazione del rock italiano moderno. Il disco
che ha insegnato a una nazione che si può essere internazionali restando se
stessi. Se non sentite il bisogno di
correre verso l'orizzonte o di scendere in piazza a gridare la vostra libertà
ogni volta che parte il coro di "Guerra", allora la vostra fede è un
simulacro vuoto. Quattro stelle di incenso, sudore e vento rivoluzionario.
Amen.

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