"I have tasted the maggots in the mind of the universe... I was not offended."
Maggot Brain
Fratelli, sorelle, mettetevi comodi e preparatevi a ricevere il sacramento più amaro e potente che Detroit abbia mai vomitato. Dimenticate i fiori nei capelli e le buone vibrazioni. Nel 1971, l’Estate dell’Amore è un ricordo sbiadito sotto i colpi del Vietnam e le cariche della polizia. Mentre il sogno hippie affoga nel sangue, George Clinton e la sua ciurma di disertori galattici decidono di celebrare il funerale del decennio con un rito di acido, follia e genio puro.
Maggot Brain non è un disco, è un’astronave schiantata in un cimitero.
Guardateli: arrivano sul palco vestiti come galeotti del futuro, pellerossa psichedelici e dandy del Settecento sporcati di lacrime e polvere. Sono troppo neri per i puristi del Rock e troppo "fuori di testa" per i signorini del Soul. Sono l'anello mancante tra la foga incendiaria degli MC5 e i viaggi astrali di Sun Ra.
L’apertura è un trauma che non si dimentica. Clinton ordina a Eddie Hazel di suonare come se stesse vegliando il cadavere di sua madre. E Hazel esegue. Per nove minuti, la sua chitarra non emette note, ma urla di dolore che squarciano il velo tra i mondi. È un assolo che "funkizza" Hendrix portandolo sull’orlo dell’abisso, una preghiera laica che profuma di decomposizione e immortalità. È il "cervello di vermi" del titolo: la carne che marcisce mentre lo spirito vola altrove.
Ma non fatevi ingannare dalla tristezza, perché quando i Funkadelic decidono di picchiare, fanno male. "Super Stupid" è il proiettile che ha inventato il grunge vent'anni prima che Seattle se ne accorgesse: un riff tellurico che ti spacca le ossa mentre ti scuote il bacino. "Can You Get To That" è il richiamo della foresta gospel rivisitato in chiave lisergica, mentre "Wars Of Armageddon" chiude il cerchio con un caos sonoro che è l’unica colonna sonora possibile per la fine del mondo.
Clinton lo aveva detto ai discografici: "Ci puoi scommettere le palle che posso fare un disco così". E aveva ragione. Ha creato un’opera coraggiosa, impavida, dove la politica di strada incontra la mistica più oscura.
Il Verdetto: Questo è il vertice creativo dei Funkadelic, il momento in cui la Black Music ha smesso di chiedere il permesso per entrare nel futuro e ha abbattuto la porta a colpi di scariche elettriche. Se non avete mai pianto sulle note di Eddie Hazel, la vostra anima ha bisogno di un esorcismo. Recuperate questo totem, alzatene il volume fino a far tremare le pareti e lasciate che i vermi della mente facciano il loro lavoro. Amen.







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