IGGY POP - The Idiot (1977)

IGGY POP (21/04/1947 – Muskegon, MI, USA)
The Idiot LP (RCA US/RCA UK) ✯✯✯✯✯
18 Marzo 1977 (#72 US; #30 UK)

Genere: Art Rock | Post-Punk

Lato A
1.Sister Midnight 4:19
2.Nightclubbing 4:14 *
3.Funtime 2:54 *
4.Baby 3:24
5.China Girl 5:08 *

Lato B
6.Dum Dum Boys 7:12
7.Tiny Girls 2:59
8.Mass Production 8:24 *

INTERPRETE + COLLABORATORI
Iggy Pop: voce
David Bowie: synth, tastiere, chitarra, piano, sax
Carlos Alomar: chitarra
Dennis Davis: batteria
George Murray: basso
Phil Palmer: chitarra
Michel Santangeli: batteria
Laurent Thibault: basso

Produzione: David Bowie
Registrazione: Château d'Hérouville (Hérouville, FRA) | Musicland (Munich, GER)
Grafica: Andrew Kent | Mirage
Durata: 38:49

DISCOGRAFIA (1977-88)
The Idiot (RCA, 1977) *
Lust For Life (RCA, 1977) *
TV Eye [live] (RCA, 1978)
New Values (Arista, 1979)
Soldier (Arista, 1980)
Party (Arista, 1981)
Zombie Birdhouse (Animal, 1982)
Blah Blah Blah (A&M, 1986)
Instinct (A&M, 1988)

“Nightclubbing, we're nightclubbing
We're walking through town
Nightclubbing, we're nightclubbing
We walk like a ghost"

Nightclubbing

Fratelli, peccatori, anime in cerca di un anestetico per la mente: benvenuti a Berlino. Dimenticate l'Iguana che si rotolava sui vetri rotti e si spalmava il burro d'arachidi sul petto. Quell'Iggy è morto tra i detriti di Detroit. Quello che sorge dalle nebbie degli Hansa Studios è un fantasma elegante, un dandy spettrale che ha barattato le chitarre degli Stooges con un sintetizzatore che suona come un macchinario fuori controllo.

Nel 1977, mentre Londra brucia della rabbia che Iggy ha inventato un decennio prima, l’Iguana è un uomo a pezzi che cerca di ricomporsi tra le macerie della propria psiche, e lo fa sotto l'ala protettiva (e l'ombra ingombrante) di David Bowie. Insieme, si chiudono a Berlino Ovest in un appartamento spartano, lontani dalla droga di Los Angeles, per inventare una musica che sembra provenire da un futuro distopico.

Il Duca Bianco prende il corpo martoriato di James Osterberg e lo inserisce in una pressa idraulica per vedere cosa ne esce. Il risultato è il suono più freddo e spaventosamente moderno di quell'anno di grazia. La produzione di Bowie è asettica, dominata da drum machine ossessive, synth gelidi e atmosfere claustrofobiche. Iggy, dal canto suo, abbandona i grugniti da animale ferito per esplorare un baritono profondo, cupo, che trasuda alienazione.

"Sister Midnight" apre le danze con un funk metallico, malsano e rallentato. Non ci sono più i tre accordi del punk, qui dominano le geometrie ossessive del Krautrock che incontrano la disperazione di un uomo che ha toccato il fondo.

Con "Nightclubbing" entriamo nel cuore della notte. Sentite quel battito elettronico? Non evoca una festa. È meccanico, inesorabile, è la marcia di chi non ha più nulla da perdere e vaga per i club di Kreuzberg come uno zombie in cerca di un'ultima emozione. In "China Girl" (qui nella sua versione originale, ben più torbida e disperata di quella che Bowie renderà una hit globale anni dopo) Iggy svela una fragilità nuda, quasi imbarazzante, rendendo vulnerabile un mito che fino al giorno prima credevamo indistruttibile.

E poi, fratelli, c'è il collasso finale: "Mass Production". Otto minuti di martirio sonoro fatto di droni sintetici, feedback ferrosi e rumori da catena di montaggio. Non è più musica ma il suono dell’alienazione operaia elevato ad arte avanguardistica, il grido soffocato di un uomo che si sente un pezzo di ricambio in un mondo meccanizzato. È qui che nasce tutto quello che chiameremo Post-Punk. Senza questo rantolo industriale, non avremmo avuto i Joy Division, i Nine Inch Nails o metà della musica oscura che ci scalda il cuore.

Il Verdetto: La messa nera definitiva del Rock Europeo. Il testamento di un sopravvissuto che ha deciso di non mentire più. Se non sentite il bisogno di chiudervi in una stanza buia a fissare una lampadina nuda ogni volta che parte questo vinile, allora siete già salvi, e la cosa mi dispiace molto. Cinque luci neon fulminate nel buio di una notte berlinese. Amen.







Ascolta anche: DAVID BOWIE - Low (RCA, 1977)

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