Visualizzazione post con etichetta Art Rock. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Art Rock. Mostra tutti i post

DAVID BOWIE - "Heroes" (1977)

DAVID BOWIE (08/01/1947 – Brixton, Greater London, UK • †10/01/2016) 
“Heroes” LP (RCA UK/RCA US) ✯✯✯✯✯
14 Ottobre 1977 (#3 UK; #35 US) 

Genere: Art Rock

Lato A 
1.Beauty and the Beast 3:34 * 
2.Joe the Lion 3:06 
3.“Heroes” 6:08 * 
4.Sons of the Silent Age 3:17 
5.Blackout 3:48 

Lato B 
6.V-2 Schneider 3:10 * 
7.Sense of Doubt 3:57 * 
8.Moss Garden 5:05 * 
9.Neuköln 4:32 * 
10.The Secret Life of Arabia 3:44 * 

INTERPRETE + COLLABORATORI 
David Bowie: voce, tastiere, chitarra, sax 
Carlos Alomar: chitarra ritmica 
George Murray: basso 
Dennis Davis: batteria, percussioni 
Brian Eno: synth, tastiere, chitarra 
Robert Fripp: chitarra solista 
Tony Visconti: percussioni, cori 

Produzione: David Bowie | Tony Visconti 
Registrazione: Hansa Studio (Berlino, GER) 
Grafica: Sukita 
Durata: 40:19 

DISCOGRAFIA (1977-80) 
Low (RCA, 1977) * 
“Heroes” (RCA, 1977) * 
Stage [live] (RCA, 1978) 
Lodger (RCA, 1979) 
Scary Monsters (And Super Creeps) (RCA, 1980) *

“I, I can remember
Standing by the wall
And the guns, shot above our heads
And we kissed, as though nothing could fall”

”Heroes”

Fratelli, mettetevi comodi sul ciglio del baratro. Se Low era il suono del crollo psicologico, “Heroes” è il grido di chi, tra le macerie della propria anima, decide di alzare la testa e sfidare il mondo. Siamo agli Hansa Studios, a un tiro di schioppo dalle torrette dei cecchini orientali. Qui, l’aria puzza di carbone, sigarette economiche e destino.

Questo non è solo un disco di musica rock; è una trasmutazione alchemica condotta da un Duca Bianco che ha smesso i panni dell'alieno per sporcarsi le mani con la realtà.

Accanto a lui, il mago Brian Eno distilla veleni elettronici, mentre Robert Fripp imbraccia la chitarra come se fosse una spada laser destinata a tagliare in due il silenzio. Ascoltate la title track: quell'ululato metallico infinito non è un trucco da studio, è il lamento di un’intera generazione che cerca di restare unita mentre tutto intorno viene diviso da un muro di cemento e vergogna. Il bacio tra Visconti e la sua amante sotto il tiro dei fucili non è romanticismo da quattro soldi, è un atto di resistenza pura.

Il lato A è un assalto ai sensi. "Joe the Lion" ruggisce con una ferocia che profuma di Iggy Pop, mentre "Blackout" è il resoconto febbrile di una mente che ha visto troppo buio e ora cerca la luce, anche se è quella fredda di un neon berlinese.

Ma è nel lato B che l'atmosfera si fa oscura. Entriamo nel regno delle ombre con "Sense of Doubt", un brano che sembra uscito da un film noir di Fritz Lang, dove i sintetizzatori pesano come lapidi. E poi "Neuköln", dove il sassofono di Bowie piange la solitudine degli immigrati turchi nel quartiere più duro della città. Non c'è consolazione, fratelli, solo la dignità della malinconia.

Bowie chiude il capitolo berlinese con una sfrontatezza divina. Nella foto di Sukita, le sue mani sembrano quelle di un burattino che ha appena reciso i fili. È libero. È vivo. È un eroe, anche se solo per ventiquattro ore.

Il Verdetto: Il vertice assoluto della sperimentazione bowiana. Un album che fonde l'avanguardia tedesca con la polvere del rock’n’roll. Se non sentite la terra tremare quando la voce di David si spezza nel finale di “Heroes”, allora avete il cuore di pietra e l'anima in formalina. Cinque stelle che brillano nel cielo nero di Berlino. Amen.











Ascolta anche: DAVID BOWIE - A New Career in a New Town (1977-1982) [box] 11CD (Parlophone, 2017)

IGGY POP - The Idiot (1977)

IGGY POP (21/04/1947 – Muskegon, MI, USA)
The Idiot LP (RCA US/RCA UK) ✯✯✯✯✯
18 Marzo 1977 (#72 US; #30 UK)

Genere: Art Rock | Post-Punk

Lato A
1.Sister Midnight 4:19
2.Nightclubbing 4:14 *
3.Funtime 2:54 *
4.Baby 3:24
5.China Girl 5:08 *

Lato B
6.Dum Dum Boys 7:12
7.Tiny Girls 2:59
8.Mass Production 8:24 *

INTERPRETE + COLLABORATORI
Iggy Pop: voce
David Bowie: synth, tastiere, chitarra, piano, sax
Carlos Alomar: chitarra
Dennis Davis: batteria
George Murray: basso
Phil Palmer: chitarra
Michel Santangeli: batteria
Laurent Thibault: basso

Produzione: David Bowie
Registrazione: Château d'Hérouville (Hérouville, FRA) | Musicland (Munich, GER)
Grafica: Andrew Kent | Mirage
Durata: 38:49

DISCOGRAFIA (1977-88)
The Idiot (RCA, 1977) *
Lust For Life (RCA, 1977) *
TV Eye [live] (RCA, 1978)
New Values (Arista, 1979)
Soldier (Arista, 1980)
Party (Arista, 1981)
Zombie Birdhouse (Animal, 1982)
Blah Blah Blah (A&M, 1986)
Instinct (A&M, 1988)

“Nightclubbing, we're nightclubbing
We're walking through town
Nightclubbing, we're nightclubbing
We walk like a ghost"

Nightclubbing

Fratelli, peccatori, anime in cerca di un anestetico per la mente: benvenuti a Berlino. Dimenticate l'Iguana che si rotolava sui vetri rotti e si spalmava il burro d'arachidi sul petto. Quell'Iggy è morto tra i detriti di Detroit. Quello che sorge dalle nebbie degli Hansa Studios è un fantasma elegante, un dandy spettrale che ha barattato le chitarre degli Stooges con un sintetizzatore che suona come un macchinario fuori controllo.

Nel 1977, mentre Londra brucia della rabbia che Iggy ha inventato un decennio prima, l’Iguana è un uomo a pezzi che cerca di ricomporsi tra le macerie della propria psiche, e lo fa sotto l'ala protettiva (e l'ombra ingombrante) di David Bowie. Insieme, si chiudono a Berlino Ovest in un appartamento spartano, lontani dalla droga di Los Angeles, per inventare una musica che sembra provenire da un futuro distopico.

Il Duca Bianco prende il corpo martoriato di James Osterberg e lo inserisce in una pressa idraulica per vedere cosa ne esce. Il risultato è il suono più freddo e spaventosamente moderno di quell'anno di grazia. La produzione di Bowie è asettica, dominata da drum machine ossessive, synth gelidi e atmosfere claustrofobiche. Iggy, dal canto suo, abbandona i grugniti da animale ferito per esplorare un baritono profondo, cupo, che trasuda alienazione.

"Sister Midnight" apre le danze con un funk metallico, malsano e rallentato. Non ci sono più i tre accordi del punk, qui dominano le geometrie ossessive del Krautrock che incontrano la disperazione di un uomo che ha toccato il fondo.

Con "Nightclubbing" entriamo nel cuore della notte. Sentite quel battito elettronico? Non evoca una festa. È meccanico, inesorabile, è la marcia di chi non ha più nulla da perdere e vaga per i club di Kreuzberg come uno zombie in cerca di un'ultima emozione. In "China Girl" (qui nella sua versione originale, ben più torbida e disperata di quella che Bowie renderà una hit globale anni dopo) Iggy svela una fragilità nuda, quasi imbarazzante, rendendo vulnerabile un mito che fino al giorno prima credevamo indistruttibile.

E poi, fratelli, c'è il collasso finale: "Mass Production". Otto minuti di martirio sonoro fatto di droni sintetici, feedback ferrosi e rumori da catena di montaggio. Non è più musica ma il suono dell’alienazione operaia elevato ad arte avanguardistica, il grido soffocato di un uomo che si sente un pezzo di ricambio in un mondo meccanizzato. È qui che nasce tutto quello che chiameremo Post-Punk. Senza questo rantolo industriale, non avremmo avuto i Joy Division, i Nine Inch Nails o metà della musica oscura che ci scalda il cuore.

Il Verdetto: La messa nera definitiva del Rock Europeo. Il testamento di un sopravvissuto che ha deciso di non mentire più. Se non sentite il bisogno di chiudervi in una stanza buia a fissare una lampadina nuda ogni volta che parte questo vinile, allora siete già salvi, e la cosa mi dispiace molto. Cinque luci neon fulminate nel buio di una notte berlinese. Amen.







Ascolta anche: DAVID BOWIE - Low (RCA, 1977)