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DEVO - Q: Are We Not Men? A: We Are Devo! (1978)

DEVO (1972 – Kent, OH, USA)
Q: Are We Not Men? A: We Are Devo! LP (Warner Bros. US/Virgin UK) ✯✯✯✯✯
28 Agosto 1978 (#78 US; #12 UK)

Genere: New Wave | Post-Punk | Art Punk | Zolo

Lato A
1.Uncontrollable Urge 3:09 *
2.(I Can’t Get Me No) Satisfaction 2.38 *
3.Praying Hands 2:48
4.Space Junk 2:14 *
5.Mongoloid 3:42 *
6.Jocko Homo 3:39 *

Lato B
7.Too Much Paranoias 1:55
8.Gut Feeling 4:54
9.(Slap Your Mammy) 0:51
10.Come Back Jonee 2:53
11.Sloppy (I Saw My Baby Gettin’) 2:36
12.Shrivel Up 3:04

FORMAZIONE
Bob Mothersbaugh: chitarra solista, cori
Mark Mothersbaugh: voce, chitarra, tastiere
Bob Casale: chitarra ritmica, tastiere, cori
Gerald Casale: basso, voce, tastiere
Alan Myers: batteria

Collaboratori
Brian Eno: synth (4 – 12), voce distorta (4)

Produzione: Brian Eno
Registrazione: Conny Plank’s Studio (Colonia, GER)
Grafica: Erik Munsön
Durata: 34:24

DISCOGRAFIA (1978-84)
Q: Are We Not Men? A: We Are Devo! (Warner Bros., 1978) *
Duty Now For The Future (Warner Bros., 1979) *
Freedom Of Choice (Warner Bros., 1980) *
Live EP (live) (Warner Bros., 1980)
New Traditionalists (Warner Bros., 1981)
Oh, No, It’s Devo (Warner Bros., 1982)
Shout (Warner Bros., 1984)

“They tell us that we lost our tails
Evolving up from little snails
I say it's all just wind in sails
Are we not men?
We are DEVO!”

Jocko Homo

Peccatori, gettate via le vostre chitarre scordate e spegnete le valvole dei vostri amplificatori sgangherati. Oggi non si celebra l'anima, si celebra la plastica. Oggi non si urla alla luna, si obbedisce alla macchina. Da Akron, Ohio, la terra dove il caucciù si trasforma in pneumatici e i sogni in fumo industriale, arrivano i cinque cavalieri della De-evoluzione.

Q: Are We Not Men? A: We Are Devo! non è un album. È un manuale di istruzioni per sopravvivere al collasso della civiltà occidentale.

Mentre il mondo bruciava tra le fiamme del punk, i Devo osservavano le ceneri con la freddezza di un tecnico di laboratorio. Hanno capito tutto: l’uomo non sta evolvendo, sta tornando scimmia, ma una scimmia ammaestrata che batte il tempo su un sintetizzatore. Il "Duca Bianco" Bowie lo aveva predetto, e il druido Brian Eno li ha portati in Germania per estrarre il veleno dai loro circuiti.

Ascoltate cosa hanno fatto a "Satisfaction". Hanno preso il totem sacro di Jagger e Richards, lo hanno spogliato di ogni lussuria e lo hanno trasformato in un ballo di San Vito meccanico. È un sacrilegio meraviglioso. Non c’è più il blues, c’è solo il ticchettio di un orologio che segna l'ora della nostra fine.

"Jocko Homo" è la nostra messa cantata. "Siamo noi uomini? Siamo Devo!". È il grido degli emarginati che hanno smesso di fingere di essere normali. Brani come "Mongoloid" e "Uncontrollable Urge" sono proiettili di ritmo sincopato, chitarre che non vibrano ma tagliano come lamine di acciaio in una fabbrica di Akron. Non c'è spazio per il sentimento, solo per l'automazione controllata di chi sa che il futuro è una tuta gialla e un cappello a forma di cupola.

E poi c’è "Gut Feeling", fratelli. Quel crescendo che sembra non finire mai, un’ascesa verso un paradiso elettrico che ci ricorda che, sotto la plastica, batte ancora un cuore, per quanto malato e deforme.

Il Verdetto: Se pensate che il rock sia ancora questione di sudore e lacrime, siete rimasti al secolo scorso. I Devo sono qui per dirvi che siete dei mutanti in un mondo di automi. Questo disco è il cortocircuito definitivo. Compratelo, indossate la vostra maschera protettiva e preparatevi a marciare verso il regresso. Cinque stelle di gomma sintetica. Amen.









Ascolta anche: DEVO - Freedom of Choice (Warner Bros., 1980)

MAGAZINE - Real Life (1978)

MAGAZINE (1977 – Manchester, Greater Manchester, UK) 
Real Life LP (Virgin UK/Virgin US) ✯✯✯✯✰
9 Giugno 1978 (#29 UK) 

Genere: Post-Punk Art Punk 

Lato A 
1.Definitive Gaze 4:25 * 
2.My Tulpa 4:47 * 
3.Shot by Both Sides 4:01 * 
4.Recoil 2:50 
5.Burst 5:00 * 

Lato B 
6.Motorcade 5:41 * 
7.The Great Beautician in the Sky 4:56 
8.The Light Pours Out of Me 4:36 * 
9.Parade 5:08 

FORMAZIONE 
Howard Devoto: voce
John McGeoch: chitarra, sax 
Barry Adamson: basso 
Martin Jackson: batteria
Dave Formula: tastiere 

Produzione: John Leckie 
Registrazione: Abbey Road Studios (London, UK)
Grafica: Linder 
Durata: 41:24 

DISCOGRAFIA (1978-81) 
Real Life (Virgin, 1978) * 
Secondhand Daylight (Virgin, 1979) * 
The Correct Use Of Soap (Virgin, 1980) * 
Sweetheart Contract EP (Virgin, 1980) 
Play (live) (Virgin, 1980) 
Magic, Murder And The Weather (Virgin, 1981) 

“Shot by both sides
On the run to the outside of everything
Shot by both sides
They must have come to a secret understanding”

Shot by Both Sides

Figli del dubbio, esteti del fallimento lucido: benvenuti nel salotto buono della decadenza. Oggi si entra nel tempio dell'intelligenza applicata al rumore. Real Life è l’anno zero del post-punk, il punto esatto in cui la rabbia si trasforma in nevrosi intellettuale. Howard Devoto, il dandy della paranoia, il filosofo del disincanto, ci accoglie nel suo labirinto di specchi per spiegarci che la realtà non è altro che una recita mal riuscita, e che l'unico modo per sopravvivere è indossare la maschera più elegante.

Abbandonare i Buzzcocks dopo aver inventato il punk mancuniano non è stato un tradimento, fratelli, è stato un atto di fede verso il futuro. Devoto ha capito prima degli altri che tre accordi non bastavano più a spiegare il vuoto che avevamo dentro. Ha preso il nichilismo e l'ha trasformato in poesia decadente, ha preso la rabbia e l'ha vestita di seta e velluto.

Sin dall’incipit di "Definitive Gaze", la sensazione è quella di essere pedinati in un vicolo di una Berlino mai esistita: la chitarra di John McGeoch non accompagna, traccia perimetri di isolamento con ricami vitrei e maligni, mentre i sintetizzatori di Dave Formula, con quel tocco di mitteleuropa malata, disegnano architetture cinematografiche per film espressionisti mai girati. È un rock cerebrale, che ha letto Kafka, che preferisce il dubbio alla certezza, la tensione alla catarsi e che non ha paura di sembrare pretenzioso.

Ma è quando parte "Shot by Both Sides" che la tragedia dell'individuo moderno si fa musica divina. Quel riff (gentilmente concesso dall'amico Pete Shelley) è un monumento all’alienazione, un proiettile d'argento che colpisce al cuore chiunque abbia mai sentito il peso di un'identità troppo stretta. È l’inno di chi ha capito che non ci sono fazioni in cui schierarsi, ma solo una lucida e disperata individualità da difendere. La sezione ritmica di Barry Adamson e John Doyle costruisce una struttura elastica e implacabile, un battito sincopato che sostiene le elucubrazioni di Devoto mentre declama il suo sentirsi straniero in ogni patria e in ogni emozione.

"The Light Pours Out Of Me" è un rock solenne, ipnotico, un mantra di alienazione che guarda ai Roxy Music, mentre "Parade" è una marcia funebre per le nostre ambizioni, con un pianoforte che sembra piangere sulle macerie dei nostri sogni adolescenziali. Devoto canta come un attore di teatro che ha dimenticato il copione ma conosce perfettamente la tragedia. I suoi testi sono lame: caustici, sarcastici, intelligenti fino a far male. È l’alienazione urbana raccontata da un filosofo che ha deciso di vendere l’anima al diavolo del Rock 'n' Roll.

In questo album c’è tutto: il glam che si sporca le mani, il pop che diventa colto e il punk che finalmente impara a pensare. I Magazine sono stati il ponte tra il passato che bruciava e il futuro che gelava.

Il Verdetto: Un pilastro assoluto. Un disco che ha dato un cervello al Post-Punk senza togliergli il cuore. Se non vi sentite almeno un po' più soli (e un po' più fieri della vostra solitudine) dopo aver ascoltato questo disco, siete destinati a restare spettatori di una vita che non vi appartiene. Quattro maschere di porcellana scheggiate e un applauso nel buio. Amen.





 

Ascolta anche: MAGAZINE - Secondhand Daylight (Virgin, 1979)

TALKING HEADS - Talking Heads: 77 (1977)

TALKING HEADS (1975/1991 – New York, NY, USA)
Talking Heads: 77 LP (Sire US/Sire UK) ✯✯✯✯✰
16 Settembre 1977 (#97 US; #60 UK)

Genere: New Wave Art Punk

Lato A
1.Uh-Oh, Love Comes to Town 2:48 *
2.New Feeling 3:09 *
3.Tentative Decisions 3:04
4.Happy Day 3:55
5.Who Is It? 1:41 *
6.No Compassion 4:47 *

Lato B
7.The Book I Read 4:06
8.Don’t Worry About the Government 3:00 *
9.First Week / Last Week... Carefree 3:19
10.Psycho Killer 4:19 *
11.Pulled Up 4:29 *

FORMAZIONE
David Byrne: voce, chitarra
Tina Weymouth: basso
Chris Frantz: batteria
Jerry Harrison: chitarra, tastiere, voce

Produzione: Tony Bongiovi | Lance Quinn | Talking Heads
Registrazione: Sundragon Studios (New York, USA)
Grafica: David Byrne
Durata: 38:37

DISCOGRAFIA
Talking Heads: 77 (Sire, 1977) *
More Songs About Buildings And Food (Sire, 1978) *
Fear Of Music (Sire, 1979) *
Remain In Light (Sire, 1980) *
The Name Of This Band Is Talking Heads 2LP [live] (Sire, 1982)
Speaking In Tongues (Sire, 1983)
Stop Making Sense [col. son.] [live] (Sire, 1984)
Little Creatures (Sire, 1985)
True Stories (Sire, 1986)
Naked (Sire, 1988)

"I can't seem to face up to the facts
I'm tense and nervous and I can't relax"
Psycho Killer

Fratelli del disagio cronico, peccatori dal colletto inamidato: aprite le cartelle cliniche. Se pensavate che per essere "punk" servisse per forza sbraitare contro la Regina o vomitare sui fan, oggi la vostra chiesa viene invasa da un manipolo di laureati che non hanno tempo per queste puerilità. Mentre tutti gli altri sputavano sangue e distorcevano le chitarre per sembrare pericolosi, i Talking Heads salivano sul palco del CBGB come un'équipe di scienziati in visita a un manicomio.

Qui siamo di fronte alla prima liturgia della nevrosi urbana elevata ad arte. Ma non fatevi ingannare dalle polo di Chris Frantz o dalla bellezza algida di Tina Weymouth: questa è musica pericolosa, fratelli. Il loro debutto non è un rassicurante saggio di pop intellettuale, è un esperimento di ingegneria comportamentale travestito da funky. David Byrne entra in scena con l’aria di chi ha appena visto un fantasma in un supermercato e non sa se chiamare la polizia o scriverci una tesi di laurea. La sua voce è un miracolo di contrazioni, piccoli spasmi e sussurri. È il perfetto ritratto di un sociopatico di buona famiglia a un passo dal crollo mentale, un alieno che imita le emozioni umane senza riuscire a provarle.

L'ascolto procede per piccoli, perversi traumi. L'inizio di "Uh-Oh, Love Comes to Town" è un'allucinazione ingannevole, un motivetto caraibico che simula una spensieratezza che la band ha palesemente bandito dal proprio DNA, mentre la chitarra di Jerry Harrison (un apostolo del suono moderno, sia benedetto) ricama geometrie che farebbero impazzire un architetto. In "Don't Worry About the Government" il delirio diventa politico e sinistro: Byrne esalta la burocrazia statale e il design dei palazzoni urbani con la voce atona e distaccata di un lobotomizzato felice.

E poi, naturalmente, c'è il manifesto assoluto: "Psycho Killer". Tina Weymouth martella quel giro di basso che è la base di ogni nostra ossessione presente, mentre Byrne traduce in musica la psicosi collettiva nei giorni del Figlio di Sam. Passa all'inglese, poi al francese, perdendo gradualmente il controllo della sintassi per dare voce ai pensieri geometrici di un assassino gentile, quello che ti saluta sul pianerottolo prima di... beh, lo sapete.

Questo disco non è "sporco", è asettico. È così pulito che fa male. Tony Bongiovi ci ha messo sopra una vernice lucida che rende tutto ancora più inquietante, come una sala operatoria dove si balla la disco music. È il manifesto della New Wave prima ancora che i critici sapessero come chiamarla. I Talking Heads hanno preso la nevrosi e l'hanno trasformata in qualcosa di fottutamente ballabile, consegnando la paranoia all'immortalità.

Il Verdetto: La consacrazione del Rock intellettuale. Il disco che ha reso la normalità spaventosa e la schizofrenia un dovere civico. Se non sentite il bisogno di riorganizzare compulsivamente la vostra collezione di dischi e iniziare a sospettare dei vostri vicini di casa ogni volta che parte il coro di "Psycho Killer", allora siete troppo normali per questa congregazione. Quattro tic nervosi e una prescrizione medica per l'inferno. Amen.








Ascolta anche: TALKING HEADS - More Songs About Buildings and Food (Sire, 1978)